Un’Università carica di insegnanti, maestri, o baroni?

profRifletto da un po’ di tempo sul fatto che la riforma Gelmini ha richiamato l’attenzione dei media su scuola e università, e non c’è stato servizio giornalistico a riguardo che non abbia chiamato in causa i baroni. Fra chi ha detto che se l’università è arrivata a questo punto è solo colpa dei baroni e chi si è stupito che i baroni scendessero in piazza accanto agli studenti, non c’è stato comunque alcun tentativo di dare una definizione di chi siano codesti baroni. Piuttosto si è ripiegato sul luogo comune che i baroni siano i padroni delle università del nostro Paese e, coerentemente con la dicitura nobiliare, il loro titolo si tramandi di generazione in generazione. Forse la mia mentalità è già irrimediabilmente corrotta dalla necessità di assumere una logica rigorosa nel ragionamento, ma non riesco a seguire questi discorsi senza tentare di darmi una definizione su chi considerare un barone. Nel frattempo pochi giorni fa ascoltavo sorpresa alla radio affermare che se l’università non funziona, è perchè ci sono tanti insegnanti, ma pochi maestri. Tesi curiosa e precisa, perchè all’affermazione seguiva una definizione delle categorie. L’insegnante è colui che insegna una materia, ossia tiene le lezioni con disciplina, esamina gli allievi e decide a seconda della loro preparazione se promuoverli o rimandarli. Questo ruolo richiede capacità nell’insegnamento e anche una certa rigidità e coerenza di giudizio, cosa in effetti non così semplice, soprattutto considerando che i docenti universitari spesso fanno lezione a qualche centinaio di studenti. Allora perchè c’è il bisogno di maestri, oltre che di insegnanti?! Perchè il maestro è colui che non solo insegna ed esamina quanto lo studente ha appreso, ma si preoccupa del perchè lo studente non sia riuscito ad apprendere, del come si prepari, del come affronti lo studio, e di quanto possa essere portato all’approfondimento della materia. In maniera figurativa, potremmo vedere l’insegnante come colui che prepara l’atleta alla maratona e lo aspetti al traguardo, il maestro come colui che allena l’atleta correndogli vicino e che ha come scopo di portarlo ad un traguardo che decideranno assieme. Ovviamente è impossibile richiedere ad un docente di essere maestro di un centinaio di studenti alla volta, perchè il maestro può essere tale solo in un rapporto personale. Quindi l’università potrebbe funzionare bene se i docenti riuscissero ad essere insegnanti per tutti gli studenti e maestri, almeno per pochi, magari per i ragazzi che li scelgono come guide per una tesi. Ed il barone, dove lo mettiamo?! Ritengo che il barone possa benissimo essere un buon insegnante e persino maestro, e sinceramente mi risulta difficile darne una definizione. Qualcuno un tempo mi disse, parlando a proposito di un barone “E’ una persona con cui non è semplice lavorare, perchè non ti darà alcuna indipendenza sul piano della ricerca. Allo stesso tempo è una persona che ti farà strada, che ti darà possibilità di conoscere molte persone, che avrà sempre dei fondi di ricerca per pagarti. Lavorare per un barone ha i suoi pro e i suoi contro…”. Probabilmente questa definizione è piuttosto azzeccata: il barone non è necessariamente solo un imbroglione che infila nell’università tutta la famiglia, quanto piuttosto una persona potente nell’ambito universitario e come spesso capita per le persone di potere, poco incline ad avere sotto di sè “spiriti liberi”. Insomma il barone è forse semplicemente una persona potente ed in quanto tale, può utilizzare il proprio potere sia in maniera positiva che negativa.
Detto questo, credo che l’università non sia popolata per la maggior parte da baroni, quanto da insegnanti e maestri, buoni o cattivi che siano. Penso che le persone estranee al mondo accademico, quelle che per mandare i figli all’università fanno grandi sacrifici, debbano pretendere prima di tutto che l’università sia fatta di buoni insegnanti e maestri, e giudicarla su questo campo.
Posso dire di essermi formata in una buona università, perchè il mio corso di laurea era pieno di buoni insegnanti, che trattavano con scrupolo la materia e che erano disponibili ai quesiti degli studenti praticamente a qualsiasi ora della giornata lavorativa e non solo nell’orario di ricevimento. Di maestri ne ho trovati alcuni: chi mi ha insegnato un metodo, chi mi ha semplicemente incoraggiato, chi mi ha indicato delle possibilità…qualcuno spero mi insegni ad individuare i miei traguardi.
In conclusione, mi pare che la recente campagna denigratoria dei media sull’università italiana sia colpevolmente incentrata in maniera inopportuna sui baroni, che comunque sono una stretta minoranza di coloro che popolano l’università. Mi piacerebbe invece si guardasse agli insegnanti e ai maestri, si richiedesse loro impegno adeguato e che questo impegno venisse valutato ed eventualmente premiato.

~ di Maria Grazia Ortore su Marzo 12, 2009.

8 Risposte to “Un’Università carica di insegnanti, maestri, o baroni?”

  1. Mi trovi completamente d’accordo e credo che l’impegno di un maestro sia impagabile. La necessita’ di una buona guida nel campo delle discipline tecniche è spesso sottovalutata. Io considero le discipline tecniche come un’evoluzione dell’artigianato, in particolare credo lo sia il settore delle ricerca, progettazione e sviluppo di nuovi prodotti e macchinari, siano essi elettronici, chimici, meccanici o zootecnici.
    La possibilità di poter lavorare con qualcuno che ha voglia e capacità di dare delle indicazioni è assolutamente fondamentale durante gli ultimi anni del proprio corso di studi ed anche nei primi anni della propria carriera lavorativa.
    Spero che tutti i fisici abbiano sempre voglia di farlo, tenersi dei trucchetti nel taschino rallenta indubbiamente il progresso…..il problema è che i trucchetti dell’esperienza possono finire in mano ai “cinesi”, o comunque a gente che pensa solo al proprio profitto. A causa del fondamento stesso dell’economia di mercato questo sistema è poi applicabile, ritorniamo al momento in cui il mastro artigiano riveleva al solo discepolo. Al di fuori dell’ambiente universitario chi ti prende come proprio discepolo ?? e allora perchè tanta critica al sistema università ?? Forse proprio perchè riduce disuguaglianze e vantaggi legati alla fortuna di nascere nelle famiglie che detengono questa o quell’altra conoscenza ??
    carissimi, perchè non raccontare dei rapporti con i prorpi maestri così bistrattatamente denigrati ……….

  2. A me piace anche la parola mentore, che si usa pochino qui nel Bel Paese. In questo caso si tratta di una persona che si prende cura della tua carriera, ma non tanto assicurando che tu possa vincere un concorso, quanto fornendoti gli strumenti per diventare un eccellente ricercatore e maestro degli studenti che avrai. Un ricercatore che sappia pensare in modo indipendente, che generi le sue idee e sviluppi quel senso critico verso se’ stresso e verso gli altri che e’ il sale del progresso scientifico.
    Un buon mentore e’ colui che ha “prodotto” dei ricercatori di successo, che sono riusciti a sviluppare la loro linea di ricerca e che hanno pubblicato bene. In queste loro pubblicazioni il mentore non figura come co-autore, perche’ oramai non lo e’ piu’. Ma in verita’, il mentore e’ dentro di loro.

  3. Nella definizione di barone bisognerebbe includere “persona dotata di potere che non deve rendere conto a nessuno”. Dal loro potere non deriva alcuna responsabilita’.
    Per il resto non sono d’accordo, l’universita’ e’ fatta principalmente di baroni o aspiranti tali. Maria Grazia dice che a fisica non e’ cosi (e non sono d’accordo!), ma il grosso dell’accademia e’ fatto da medicina, lettere, giurisprudenza ecc..
    Siamo sicuri che in queste facolta’ i baroni siano in minoranza?

  4. Massimo, quello che intendi tu per mentore è secondo me il maestro. Che il maestro sia direttamente coivolto nella tua ricerca non è necessario, ma deve “tenerti d’occhio”!

    Matteo, d’accordo con l’aggiunta. Il fatto è che basta essere strutturati (e non necessariamente “baroni”) per non essere sottoposti a verifiche e quindi in pratica non si hanno vere responsabilità. Io credo che i baroni siano una minoranza, anche perchè sono necessariamente ordinari e la piramide universitaria ha meno gente al vertice, ovviamente. Che poi tutti gli altri siano in realtà “aspiranti baroni”…è un’opinione accettabile, ma spero che non sia così! Probabilmente il “barone tipico” si trova più facilmente in facoltà come medicina e giurisprudenza, in cui in potere accademico si lega anche ad un potere fuori dall’accademia, legato all’economia. Ma questa è solo una mia speculazione…
    Ciao!

  5. quello che dici Maria Grazia è vero: i baroni, e tutti quelli che gli girano intorno sono una minoranza nell’università italiana ma purtroppo la stanno avvelenando e condizionano molto l’opinione che il pubblico ha dell’università, oltre a danneggiare e scoraggiare quelli che – e ne conosco tanti – fanno ricerca/insegnano con passione ed impegno sinceri.

  6. A questo punto, vi racconto la mia esperienza personale: un chimico in Facoltà di Medicina.
    Insegnanti: dove lavoravo ho conosciuto solo gli scarti del corso di laurea dal quale provenivo: da mio punto di vista, falliti opportunisti.
    Maestri: se un maestro dovrebbe essere una guida, uno che ti insegna un ‘mestiere’ per il piacere di farlo e magari stimolarti a seguire la tua strada, senza fare la ‘zecca’ su quello che fai, beh, non ne ho conosciuti.
    Baroni: se un barone è uno che ti fa fare carriera a prescindere, beh, io non ne ho avuti.
    Uhm, forse c’è un’altra categoria, e dove ho lavorato erano, e sono, la totalità: gli stronzi.
    Ah, io non appartengo a nessuna delle famiglie di cui sopra: sono in pensione.

  7. Ecco, direi che “stronzi” possa ben sintetizzare quello che intendevo dire..

  8. purtroppo di quelli ce ne sono tanti dappertutto, non solo all’università. il parlamento per esempio ne è pieno…

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