curriculum di fisico da urlo

Se non ha la prestanza e la massa muscolare sufficiente, il nostro “fisico da urlo” avrà molto altro da inserire nel proprio curriculum…
Alla conquista della laurea in fisica segue quasi irrimediabilmente il panico di quale strada intraprendere e di come presentarsi a scopo lavorativo ad una società che non ha affatto chiare le potenzialità e le competenze di un fisico. Abbozziamo lo schema di 3 strade principali che un fisico può intraprendere una volta laureato:
1. insegnamento;
2. ricerca;
3. industria e libera professione.

1. La prima strada è quella probabilmente più lineare: dopo la laurea occorre ottenere un’abilitazione (con la SSIS o con un eventuale concorso), quindi ci si inserisce in una graduatoria e si inizia ad insegnare per periodi più o meno lunghi di supplenza. A secondo dei tempi e dei luoghi, in qualche anno si ottiene una cattedra in un istituto scolastico pubblico ed un lavoro a tempo indeterminato.
In questo caso, per ottenere una cattedra in breve tempo, è importante avere nel curriculum vari periodi di supplenza e magari un titolo post laurea per incrementare il proprio punteggio.

2. Per fare ricerca, il primo passo da fare dopo la laurea è frequentare un corso di dottorato di ricerca. In Italia per accedere ai dottorati ci sono concorsi pubblici con diversi criteri di selezione: scritto con esercizi, scritto con temi, orale, valutazione dei titoli o la compresenza di più prove. All’estero invece si accede ad un corso di dottorato semplicemente dopo un colloquio e la discussione dei propri titoli, e quasi sempre il viaggio del candidato per il colloquio è a spese dell’ente di ricerca estero. In Italia si può frequentare un corso di dottorato usufruendo della borsa di studio di 1000 euro -per i più meritevoli- oppure gratuitamente. All’estero la retribuzione del dottorato è assai variabile in funzione dell’ente di ricerca e delle competenze del dottorando, ma è comunque generalmente superiore ai 1000 euro italiani (ovviamente escludendo i paesi in via di sviluppo).
Una volta concluso il dottorato (da 3 a 5 anni), si può accedere a varie tipologie di contratti con università o enti di ricerca: borse di studio postdoc, assegni di ricerca, contratti da ricercatore a tempo determinato, collaborazioni a progetto, etc. Avendo in mano il titolo di dottore di ricerca si può partecipare a concorsi da ricercatore (fino a proseguire nella carriera di professore associato e ordinario). In questo iter è assai importante costruirsi un curriculum di “fisico da urlo”! Il fattore più rilevante è il numero di pubblicazioni, quindi la loro qualità, il che significa pubblicare su riviste internazionali e di alto impact factor. In ogni pubblicazione, l’autore che ha lavorato di più al manoscritto è il primo nome fra gli autori, mentre l’ultimo nome è di solito il capo del team, colui che ha presieduto a tutto il lavoro. Ne segue che essere nel mucchio di una serie di autori, oppure essere primo o ultimo nome, dovrebbe avere un valore diverso ai fini della valutazione del curriculum. Per essere “fisico da urlo” occorrerebbe poter inserire nel curriculum una certa varietà di esperienze di ricerca, sia per quel che riguarda le tematiche affrontate, sia per gli istituti ed i gruppi di ricerca frequentati negli anni. Questo fattore viene valutato in maniera esplicita in diversi paesi europei, ma non in Italia. Fiore all’occhiello del curriculum sono i premi ricevuti per tesi, poster e presentazioni orali, meglio ancora avere ottenuto degli inviti a fare presentazioni orali a conferenze internazionali.

3. Inserirsi nell’industria o fare libera professione, forse è la strada che richiede una più difficile costruzione del curriculum. Generalmente non interessano gli esami fatti, nè pubblicazioni o ricerche appassionanti. Il privato in genere richiede competenze immediatamente spendibili. Quindi poco importante è la flessibilità con cui generalmente i fisici si adoperano in campi diversi, mentre è accattivante inserire un elenco di competenze, soprattutto informatiche, di cui si è padroni. Abbastanza rilevante è anche la conoscenza di varie lingue e la capacità di lavorare in team.

Inoltre un fisico può specializzarsi in discipline sanitarie e lavorare negli ospedali, occuparsi di radioprotezione o di divulgazione scientifica…insomma le strade da percorrere sono molteplici, ma occorre sempre costruirsi un curriculum…da urlo!

~ di Maria Grazia Ortore su Luglio 2, 2009.

8 Risposte to “curriculum di fisico da urlo”

  1. La descrizione del punto uno è decisamente datata.
    Innanzitutto la SSIS è stata abolita da più di un anno, ma il ministero non ha fatto sapere quale sarà il meccanismo di reclutamento che la sostituirà nè ci sono previsioni ragionevoli a riguardo: si naviga (si naufraga) a vista.
    Inoltre, anche per chi sì è laureato ormai qualche hanno fa e ha fatto in tempo a fare la SSIS, la frase “in qualche anno si ottiene una cattedra” è pia illusione: le graduatorie sono lunghe e le assunzioni di ruolo sempre più rare: anche in una grande città come Milano i tempi di scorrimento delle graduatorie sono così lunghi che al momento il periodo di supplenze prima di una cattedrà è certamente superiore a 10 anni.
    In bocca al lupo.

    • ciao hronir, effettivamente dallo scorso anno non c’è più la SSIS -per questo ho scritto dell’eventuale concorso, che era stato proposto mesi fa dalla Gelmini per il 2010-. Circa l’attesa per la cattedra, dalle notizie di pochi colleghi sapevo che era di circa 5 anni, ma probabilmente dipende da periodi più o meno fortunati…
      Crepi il lupo!

  2. Si, la siss è morta (per fortuna), ma in linea di massima i percorsi sono i tre descritti. Personalmente conosco bene il secondo, ma per amicizie varie anche il primo ed il terzo.
    I problemi del 1) sono principalmente due in Italia, ovvero l’eterno percorso di precariato, e, anche una volta ottenuta una cattedra, una renumerazione economica che definire al limite della dignità umana (anche ma non solo per gli anni spesi a studiare) non credo sia un eufemismo. Anche qui all’estero sono messi molto meglio, in Germania o in Danimarca (parlo per dati certi) lo stipendio di un insegnante di liceo non è molto piu’ basso di quello di un docente universitario. Credo che quella dell’insegnante sia una delle professioni piu’ alte socialmente parlando, ma ho l’impressione che scegliere di fare l’insegnate ora sia condannarsi ad un futuro di incertezza, una di queste categorie di nuovi poveri che la nostra società sta creando, senza rendersi conto dei danni per le generazioni future, che si troveranno di fronte insegnati sempre meno motivati. La riforma gelmini, fatta solo di tagli, ne è un chiaro indice.
    Il percorso 3) ha vantaggi e svantaggi, questi ultimi sempre legati alla anomala situazione italiana. Negli altri paesi sviluppati la ricerca industriale è di ottimo livello, ben renumerata e soprattutto legata ad un filo doppio alla ricerca accademica. Il salto fra i due mondi è non solo possibile, ma spesso auspicato per un migliore sviluppo della propria carriera e per una crescita professionale. Da noi, una volta entrati nell’industria, si è chiusi fuori dall’uiversità, con qualche rara eccezione: un mio amico dopo 10 anni di company ha fatto un concorso solo per dimostrare il teorema che poteva avere l’idoneità. L’ha avuta, ovviamente avrebbe dovuto vincere il concorso, ovviamnete non l’ha vinto. Ma ha avuto un’occasione migliore nel campo brevetti.
    Il nodo negativo delle nostre industrie è ancora la poca lungimiranza: non sono interessate a progetti a lunga scadenza innovativi, ma solo a qualcosa che dia denaro subito, anche solo per 6 mesi. Prendi i soldi e scappa. Discorso suicida, perchè potremo competere con le società in via di sviluppo (India, Cina) solo con una tecnologia migliore, non abbiamo certo altre possibilità.

    Arriviamo al 2), il mio mondo. Io, come molti degli autori di questo blog sanno, ho scelto la via estera, la semi-fuga in Danimarca. Probabilmente l’ho fatto per una lato peculiare del mio carattere, ovvero che non so perdere bene… il non voler arrendermi, il volere fare a tutti i costi quello che sognavo di fare mi a portato a cercare il posto che me lo permetteva. Questo ha portato molti sacrifici, specie dal punti di vista umano, ma grandi soddisfazioni per la mia carriera, la mia vita e, perchè no, anche per i miei sogni. Per lo stesso motivo per cui sono partito so che voglio tornare. Voglio tornare perchè mi rifiuto di credere di non poter fare in Italia quello che faccio in Dk. Perchè ho ancora un idea sociale della ricerca, e vorrei farla per il mio paese.
    Per ora mungo la mucca danese, costruisco una carriera, faccio esperienza, mi faccio conoscere nel ambiente e metto da parte qualche soldo per gli inverni futuri. E intanto cerco di costruirmi un’occasione di ritorno. Certo, non sarà facile tornare, sempre per la italica non-lungimiranza, che è la base dei vincoli ad i tre curricula. L’ho già scritto in questo blog, la nosta classe politica e manageriale non sa amministrare. Tutto qui. Non ci si rende conto che se non si danno mezzi e possibilità (per 1, 2 e 3) ci infileremo in un vicolo buio senza uscita. Qualche segnale ogni tanto spunta. Le scuole di specializzazione di medicina hanno avuto recentemente piu’ fondi e stipendi umani per gli specializandi, alcuni gruppi di ricerca, anche di fisica in alcune università, stanno creando delle piccole società che affianchino il gruppo accademico e diano lavoro a ricercatori bravi che non trovano sbocco, io sono in contatto con alcuni di questi gruppi.
    Riesco ancora ad essere ottimista, certo avremo bisogno di un governo (a questo punto rinuncio anche a preferenze di colore) che governi. Saranno una 40ina d’anni che lo aspettiamo……

    • Aggiungo una postilla costruttiva:
      gli stipendi per dottorati e post doc sono decisamente troppo bassi, e credo che una soluzione per alzrli sia di non distribuire i soldi a pioggia, ma dare piu’ fondi ai gruppi che producono di piu’. Se un gruppo ha gente non valida, presa solo perchè raccomandata, non produrrà articoli, nè con alto nè con basso impact factor. Viceversa, un gruppo valido produrrà molto. Non dovrebbe essere difficile individuare degli indici di produttività scientifica (così come si fa per valutare un singolo cv) e premiare o penalizzare i gruppi. I gruppi virtuosi avrebbero così piu’ fondi. Questo è il sisteme che viene piu’ o meno adottato nel resto del mondo, se sei un gruppo valido ottieni piu’ fondi, altrimenti resti al palo.
      Anche per le industrie servirebbe un incentivo economico (tanto sentono solo quello): se una company investe in ricerca, avrà una detassazione, tanto maggiore, tanto piu’ investe. Credo siano cose realizzabili, almeno per gradi. Certo ci vorebbe qualcuno ad attuarle..

  3. Daniele oggettivamente oggi in Italia lo stipendio di un dottorando non è così basso se comparato con quelli nell’industria, al primo impiego. Per i postdoc, c’è una rilevante flessibilità per i contratti, ma visto che ci sono pochi soldi, in genere si preferisce assumere più postdoc a paga più bassa.
    Per quel che riguarda la distribuzione di fondi, dipende da ateneo e facoltà. Dove lavoro in questo momento, c’è la considerazione delle pubblicazioni e del relativo IF per la distribuzione dei fondi d’ateneo, che comunque son proprio spiccioli! Ciao!

    • Immagino che siano spiccioli, infatti pensavo piu’ ad una ridistribuzione dei fondi dal alto, dalle fonti (tipo ministero etc) ai gruppi piu’ meritevoli che ad una locale. Ma magari sono troppo utopista come sempre. Ciao!!

  4. Daniele, la realtà è che i fondi dall’alto -Ministero- arrivano in base ai progetti scritti dai gruppi di ricerca. Se scrivi un buon progetto e hai un curriculum buono, allora hai più possibilità di ottenere fondi. Quindi le cose teoricamente già funzionano così. Il problema è che
    1. i soldi investiti nella ricerca sono comunque pochi.
    2. manca un meccanismo di verifica- seguito da promozioni o bocciature- su attività di ricerca e didattica. Quindi se un prof. insegna benissimo e fa molta buona ricerca ha la stessa retribuzione di uno che fa pessima didattica e zero ricerca. In compenso quello bravo può accedere ad overheads relative ai progetti vinti…

  5. Cari fisici e appassionati,
    c’è una forte predizione fatta da colelghi un pò strambi (econofisici) non bastavano quelle di nostradamus, ora con le reti e l’invarianza di scala ….
    http://www.technologyreview.com/blog/arxiv/23839/
    e naturalmente il link ad ARXIV:
    http://arxiv.org/abs/0907.1827
    saluti, melpomene

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