Gioie -e dolori- del giovane fisico

pressure_cell_1Se il giovane fisico dell’Italia odierna soffre della mancanza occupazionale, della scarsità dei fondi alla ricerca e di una mediocre stima da parte della società, oltre a questi discreti dolori, ogni tanto avverte delle piccole gioie.
Una piccola gioia, per un giovane fisico come me, è ad esempio ricevere una busta chiusa con una rivista cartacea, che se la vai a sfogliare contiene un tuo articolo. Il fisico non più giovane, o comunque già “arrivato”, riceve plichi e plichi, e la rivista rimane dimenticata sulla scrivania, ancora tiepida nella sua busta. Invece per me è una sorpresa toccare con mano che il lavoro scritto, passato sulle scrivanie di editore e referee, cambiato e ricambiato tante volte e finalmente accettato, è parte di una rivista che potenzialmente possono leggere da qualsiasi parte del mondo. Certo, è vero che l’articolo è on-line, e che quindi questo rappresenta la massima accessibilità del nostro studio a chiunque, ma è anche vero che lo sfogliare la rivista cartacea e trovare il proprio lavoro, il proprio nome, ha qualcosa di romantico che mi emoziona molto di più.
L’articolo, per chi fosse incuriosito, è questo, e si trova su una nuova -bella- rivista con l’ambizione di trovarsi all’interfaccia fra Fisica e Biologia. Si parla di una proteina modello, il lisozima, e dell’effetto che elevate pressioni apportano su di essa, sia dal punto di vista strutturale che dal punto di vista dinamico. Perchè usiamo la pressione? Questo lo potete trovare nell’articolo…buona lettura!

~ di Maria Grazia Ortore su Novembre 11, 2009.

4 Risposte to “Gioie -e dolori- del giovane fisico”

  1. Beh, ho una grande considerazione dei fisici, io che fisico non sono. Ritengo che dalla collaborazione tra chimici e fisici possano nascere grandi cose. Eppure, ho la sensazione che i due gruppi si guardino un po’ in cagnesco. Io, però, ci ho provato. Due volte, finora, come si può vedere qui e qui. E non posso dire di esseremene pentito. Ah, gli altri co-autori. Chi lavora in ambito accademico sa bene come vanno le cose…

  2. Grazie per la considerazione, RaffRag! Io mi sono sempre trovata molto bene con i chimici. I tuoi lavori con Silvia sono molto interessanti!
    I co-autori: cosa vuoi dire? In questo caso gli autori sono tanti, perchè gli esperimenti sono diversi e fatti in Large Scale Facilities, con celle a pressione particolari, per cui si coinvolgono necessariamente più persone. In quanto al gruppo che ha strettamente condotto la ricerca, posso dire -se permetti, anche con orgoglio personale- che ognuno ha dato contributi significativi, senza i quali il lavoro non sarebbe mai stato di pari livello. Insomma, un lavoro di gruppo, come mi piacerebbe sempre fare!
    Stammi bene,

  3. Cara Grazia,
    oggi è sicuramente un giorno felice per te. Hai descritto benissimo sensazioni credo comuni a tutti noi che (proviamo) a fare ricerca…
    ..tutto il lavoro iniziale, l’analisi dei dati, scrivere e riscrivere decine e decine di volte un rigo cercando di essere chiari, lavorare su una figura per ore quasi come un moderno pittore.. e finalmente la gioia di ricevere una mail (“Accepted…”) e di vedere il proprio lavoro disponibile per tutti.. e non credo sia una gioia legata ad una gloria personale (non avremmo scelto questo lavoro), ma proprio la sensazione di aver contribuito, e di averlo fatto bene.. per citarti, sapere di valere, e sapere che questo valore si esprime attraverso gli altri, siano prima il gruppo con cui si lavora al fianco, sia poi tutti quelli che potranno usufruire del tuo lavoro…

    Goditi questa gioia, te la meriti.

  4. Intendevo riferirmi ai ‘nostri’ (miei e di Silvia) co-autori, quelli dell’articolo su JMR, i quali hanno dato ‘zero’ contributi significativi.

Lascia un commento