La fisica che nasce dai fisici

Quando un paio di fisici s’incontrano per argomentare dei problemi scientifici che stanno analizzando, la facilità con cui i loro discorsi si estendono ai loro gruppi di lavoro, alla situazione della ricerca del proprio Paese, sino ai propri hobby e alla vita personale, è per me sempre molto sorprendente. Lo stupore mi prende non semplicemente nell’osservare questo tipo di atteggiamenti, ma nel ritrovarmi a viverli: si affronta una questione scientifica, si cercano soluzioni, ci si confronta in maniera più o meno vivace, e poi dopo qualche ora ci si stupisce di essere arrivati a parlare di noi, anche ad un livello piuttosto intimo. Probabilmente questa facilità d’intendersi deriva proprio dall’attenzione verso problematiche scientifiche simili. Se la fisica è per la propria etimologia lo studio della natura, il fisico non può che sentirsi intimamente correlato ai problemi che sta indagando, così un fenomeno quantistico di difficile interpretazione o un espediente sperimentale che non riusciamo a realizzare, ci ronzano nella mente esattamente come la battuta acida del nostro partner o come un atteggiamento equivoco di qualcuno che ci sta a cuore. Forse proprio per la conoscenza di questa attitudine, i bravi maestri della fisica sanno che per illustrare efficacemente un argomento scientifico è molto utile correlarlo ai personaggi che l’hanno affrontato e risolto.
Se per insegnare la fisica con successo ai bambini delle scuole primarie, ai ragazzi delle secondarie, ai giovani delle università o ad un eterogeneo pubblico incuriosito dalla divulgazione scientifica, occorre usare diverse strategie didattiche relazionandosi alle età e alla base culturale, un ottimo stratagemma adatto a qualsiasi audience è quello di introdurre una scoperta scientifica partendo dalla persona, o molto più spesso dalle persone, che l’hanno realizzata. Questo aiuta non solo ad accendere anche nelle persone più allergiche alla fisica (quelle che “non è che non mi piace Prof., è che proprio non la capisco….”) delle curiosità, ma anche ad illustrare indirettamente il metodo scientifico e la prassi con la quale un pensiero di primo acchito fantastico, diventa teoria, numero, esperimento, insomma, chiave della realtà.
Tutti noi infatti ricordiamo in cosa consiste la penicillina per il buffo annedoto legato ad Alexander Fleming, ma se non sappiamo come James Dewey Watson, Francis Crick e Maurice Wilkins determinarono la struttura a doppia elica del DNA, questo è probabilmente dovuto al fatto che nessuno ci ha raccontato la storia di questi scaltrissimi scienziati del ventesimo secolo e di come collaborarono con Rosalind Franklin. Se volessimo metterci a parlare di astrofisica, quali personaggi vi verrebbero in mente, oltre al classico Galileo e alla dirompente Margherita Hack? Di certo non è facile immaginare Tycho Brahe che nel 1572, tempi assai lontani sia dal fenomeno della fuga dei cervelli che dall’utilizzo di facilities internazionali per la ricerca sperimentale, affermava placidamente “un astronomo deve essere un cosmopolita, giacchè pochi uomini di Stato incoraggiano gli studi, e quindi l’astronomo deve recarsi là dove la sua scienza trova il miglior benvenuto” (tratto da “L’intellettuale scientifico, L. S. Feuer, Zanichelli, 1969). Ma sbagliamo ad immaginarci Tycho come uno scienziato frustrato nella ricerca di chi finanziasse la sua ricerca, perchè il suo cosmopolitismo era eccitante e motivato, tanto che nella sua biografia si scrive che quando la sera dell’11 novembre del 1572 scoprì una stella particolarmente brillante nella costellazione di Cassiopea, fermò ogni passante per le strade del villaggio di Herrevad indicando la stella appena scoperta e chiedendo un parere a riguardo della luminosità, era insomma entusiasta “come un amante farebbe con la sua amata”. Insomma, pare che lo studio delle fredde galassie possa appartenere a spiriti molto caldi.
Un’immagine divertente legata ai personaggi della scienza è sicuramente quella di Isaac Newton a cui cade una mela in testa e si chiede “Come mai questa mela mi cade sulla testa e invece la luna non cade affatto sulla terra?”, il che banalizza in maniera molto efficace quel che sarebbe poi seguito da una domanda posta nel modo giusto, ovvero l’elemento di continuità fra fenomeni terrestri e fenomeni celesti.
Venendo ai giorni più recenti, per intuire il successo e la forza della scuola di fisica romana del secolo scorso, è utilissima la lettura di “Fisica vissuta” di Carlo Bernardini, Codice Edizioni. Nella fisica vissuta, si ritrovano i versetti velenosi di Persico per i suoi amici quantistici “Credon poi, con fè profonda/ cui s’inchina la ragion,/ che la luce è corpo e onda/ onda e corpo è l’elettron.”, i soprannomi e gli scherzi che erano alla base della quotidiana vita sperimentale e teorica, e l’impressione del lettore è che le grandi scoperte che ci sono state non potessero che nascere dall’ambiente di scambio culturale “totale” che quei giovani stavano vivendo. Forse dunque, il segreto di riuscire a riaccendere la curiosità scientifica, nei giovani come nei meno giovani, sta nel riprendere confidenza con una fisica vissuta e vedere che solo in questa intima assonanza dell’uomo con lo scienziato (esattamente come in quella dell’uomo con l’artista) può nascere qualcosa di grande.

~ di Maria Grazia Ortore su ottobre 27, 2010.

7 Risposte to “La fisica che nasce dai fisici”

  1. bel post. molto interessante. ricordo che Bernardini raccontava molti aneddoti, alcuni vissuti di persona data la sua veneranda età. e questo rendeva il corso piacevole e divertente almeno in alcuni momenti, corso che si teneva alle 8 di mattina, d’inverno, e che diciamola tutta… non era proprio così entusiasmante!
    riguardo a Watson e Crick, da femminista quale sono non può che essere gradito l’aver nominato anche Rosalind Franklin, simbolo di quanto la partecipazione femminile nella scienza sia sempre stata ostacolata e nascosta. a questo proposito trovo molto ben fatta la pagina http://www.cosediscienza.it/varie/15_le%20donne%20nella%20scienza.htm scritta proprio da un professore di liceo.
    ho sempre pensato che un esame di storia della fisica, o addirittura storia della scienza sarebbe dovuto essere obbligatorio per tutti, è giusto che un fisico abbia una ‘cultura generale’ che non sia solo quella di avere un’infarinatura di tutto (per esempio l’esame di Istituzioni di fisica nucleare, che viene presto dimenticato da chi non si occupa proprio di quella materia) ma anche che conosca chi sono i personaggi, in che modo e quando sono arrivati a certe scoperte, e come queste scoperte abbiano cambiato il mondo. aiuterebbe anche a capire meglio gli argomenti degli altri esami e cosa un fisico dovrebbe davvero imparare.

  2. Maria Grazia, condivido quanto scrivi, ma non credo che si tratti di una prerogativa dei Fisici. nel mio breve trascorso, mi sono trovato ad appassionarmi in una conversazione approfondita, che ci ha poi portato a colloquiare anche su temi piu’ personali, con biochimici, biologi, medici. In una occasione capito’ anche con un teologo. Quello che conta e’, secondo me, l’onesta’ intellettuale piu’ che la laurea. Poi potremmo argomentare che i fisici vantano buoni livelli di onesta’ intellettuale, ma questo e’ un discorso diverso…

  3. Ciao Betta, ho “riscoperto” Bernardini leggendo i suoi libri, che sono davvero molto utili e ben scritti. Le lezioni alle 8, d’inverno…il nostro corso di laurea è stato così, quindi forse ci ha temprati troppo?! :-)
    Massimo, probabilmente hai ragione, la mia esperienza probabilmente è minima rispetto alla tua!
    Grazia

  4. E’incredibile che Bernardini ce lo ricordiamo tutti così.. io mi ricordo gli aneddoti su Touschek durante la seconda guerra mondiale, quelli su Fermi.. poi mi ricordo Bernardini che da un certo punto in poi-nonostante il microfono- parlava solo con la lavagna praticamente.. e la lezione diventava un calvario..e poi la corsa a prendere un caffè al baretto dell’uni per cercare di restare sveglio (ebbene sì, anche io ho frequentato corsi alle 8 di inverno, ed ero pure puntuale.. ;-) ).

    Però è vero che mi è rimasto molto di quegli aneddoti, una sorta di ammirazione per quei pionieri, e concordo anche io che i fisici- e probabilemente molte altre categorie, che magari conosciamo meno- conservino sempre una passione per il confronto, intellettuale ed umano..quasi tutti quelli che ho conosciuto, almeno;-).

  5. L’entusiasmo e la passione in questo post, continuano ad alimentare la speranza che l’amore per la conoscenza o filosofia possa pervadere un pò tutti i nostri colleghi umani. Internet è chiaramente un mezzo che può contribuire a questo e voi fisici avete tante cose da raccontare.
    Fateci incuriosire e ricercate.

  6. [...] accolto con entusiasmo l’invito della bravissima Professoressa Annarita Ruberto a scrivere un contributo per questo carnevale, sul tema della Fisica e Didattica, pensando che sia un tema di cui sia [...]

  7. Esiste un nuovo paradigma in corso, con cose mai immaginate prima, e che é contrario a tutto ciò che abbiamo imparato nella nostra linearità 3D.
    Ecco il Santo Graal della Fisica! http://informaridendo.blogspot.com/2011/06/fisici-e-matematici-ascoltate-i-numeri.html#links

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