Decreto 112 e questo vi basti

Posted on luglio 11, 2008 di

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Come ben sanno i lettori, gli autori di questo blog hanno una “locazione politica” piuttosto varia, e saremmo tutti ben pronti a plaudire a buoni provvedimenti per il mondo dell’università e della ricerca, indistintamente dal colore politico che li contraddistinguono. Siamo stati contenti dell’aumento dei salari per i dottorandi, operato del Ministro Gelmini, ma non abbiamo fatto in tempo ad esultare, che ecco il decreto 112, di cui alcuni punti ci sembrano preoccupanti, se non insensati. Se volete protestare a riguardo, potete sottoscrivere questa petizione . La Prof.ssa Valeria Militello ha fatto una girare una mail semplificativa ed importante a tal riguardo, di cui riportiamo qualche stralcio. Voglio sottolineare che apprezziamo molto che ci sia personale strutturato che si occupi di dare una possibilità di futuro ai giovani che vogliono intrapredere una carriera nell’università.

Il gruppo del PD della commissione Cultura (del quale fa parte
Alessandra Siragusa) insieme al gruppo PD della commissione Bilancio ha
presentato degli emendamenti per richiedere le soppressioni degli articoli del DL 112 che riguardano
l’Università e cioè art 16, comma 13 dell’art 66 e art 69.
C’è da ridiscutere l’emendamento all’art 69 che non riguarda solo noi ma
anche altre categorie come quella dei magistrati. In particolare è stato
presentato un emendamento all’art. 69 che lascia gli scatti biennali ma
toglie l’automatismo ed inserisce verifiche biennali. Adesso sta a noi fare un bel pò di rumore, dichiarando lo stato di
agitazione, perchè il pericolo è che, se non facciamo nulla, la settimana
prossima in aula potrebbero anche chiedere il voto di fiducia e addio
emendamenti e speranze di cambiamenti.

I magistrati promuovendo lo stato di agitazione sono riusciti a far
rivedere la sospensione dei processi. Ora tocca a noi, dobbiamo farci
sentire con immediate forme di protesta. La posta in gioco è alta:
1) blocco del turnover, perchè il 20 % dei pensionamenti significa questo,
con gravi perdite dei giovani e delle loro speranze, ma anche con perdita
delle progressioni di carriera.
2) riduzione drastica dell’FFO nei prossimi 5 anni.
3) ristrutturazione non obbligatoria dell’Ateneo in fondazione. Ma chi non
sceglie questa via, che destino avrà? Immagino che avrà sempre meno fondi,
rimarrà un Ateneo didattico (anche perchè tutti i fondi di ricerca andranno
fondamentalmente (come previsto nel DL) all’IIT).
4) diminuizione progressiva dello stipendio già misero e delle future pensioni.
Nel documento che ho inviato ieri alla commissione parlamentare c’erano le
seguenti motivazioni:
Si chiede la soppressione dell’intero art 16, del comma 13 dell’art 66 e
dell’intero art 69, con le seguenti motivazioni:
art 16:
la trasformazione degli atenei in fondazioni private raffigura un
cambiamento strutturale così radicale che non può essere determinato con un
decreto avente carattere d’urgenza. Un tale cambiamento necessita di un
maggiore approfondimento e di un’ampia discussione e condivisione anche in
considerazione del fatto che al Sud gli Atenei verrebbero fortemente
penalizzati per l’assenza di istituzioni, enti o imprese disposte ad
appoggiare e finanziare un tale cambiamento.
Comma 13 dell’art. 66:
mentre si assicurano (art 17) ulteriori eccellenti finanziamenti per il
centro d’eccellenza IIT di Genova (è scandaloso che il Ministero
dell’Economia continui a iperfinanziare una struttura presieduta dal suo
stesso Direttore generale), alle Universita’ invece si riducono
drasticamente i finanziamenti e si contengono pesantemente il reclutamento
e le promozioni. E infatti agli Atenei si riduce il fondo di finanziamento
ordinario, che subisce un taglio di 500 milioni di euro in tre anni, e si
limita il turn over prevedendo assunzioni nel limite del 20% dei
pensionamenti per il triennio 2009-2011 e del 50% a partire dal
2012. Questo drastico taglio delle risorse dell’FFO mette a rischio le
scelte didattiche e di ricerca legati alla revisione in atto degli
ordinamenti didattici in applicazione del DM 270/2004. Inoltre, insieme
alla limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato al 20%
del turn over, questo provvedimento avrà come vittime i giovani ricercatori
che vedranno ridotte le possibilità di ingresso nel sistema universitario
con grave danno alla funzionalità scientifica e didattica degli Atenei.
Emerge chiaramente in questo provvedimento il progressivo e irreversibile
disimpegno dello Stato come finanziatore del sistema universitario nazionale.
art. 69:
risulta inconcepibile che per risparmiare si tocchino gli scatti biennali
dei docenti universitari che hanno già le più basse retribuzioni europee e
mondiali. Inoltre ancora una volta sarebbero i giovani appena entrati che
ne risentirebbero di più non solo per una netta diminuzione dello stipendio
negli anni ma anche delle pensioni future. Il ‘prelievo’ inoltre viene
incamerato dallo Stato (comma 2) con chissà quale utilizzazione.
In generale, il testo degli articoli sotto riportati riguardanti
l’Università nel DL 112 non può essere accettato e va profondamente rivisto
perché sradica l’autonomia del sistema universitario. E’ un vero e
proprio attacco al sistema pubblico statale e ai docenti.
La nostra università deve essere orgogliosamente pubblica e deve godere di
quella autonomia responsabile che non risponda agli interessi dei singoli
o di gruppi eccellenti ma agli
interessi dell’intera comunità: perchè l’Università deve essere statale,
democratica, autonoma, di massa e di qualità.
Come sostiene la CRUI “Il nostro sistema universitario è già largamente
sottofinanziato rispetto agli standard europei. Ci viene chiesto di sommare
l’aumento inevitabile delle spese obbligatorie ai tagli
che vengono ora previsti in crescita per cinque anni. L’università non
reggerà l’impatto.”
Non si concepisce infine come mai il Ministero dell’Economia si sia
appropriato di tali argomenti di competenza del Ministero per
l’Universita’ e la Ricerca dando l’impressione di un vero e proprio
commissariamento dell’Universita’ da parte degli economisti del Ministero
dell’Economia e dei loro interlocutori accademici e imprenditoriali.

Se siete arrivati a leggere sin qui…dateci una mano, oggi occorre protestare per il nostro futuro!

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