identikit di un biofisico

Posted on agosto 5, 2008 di

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Sebbene ognuno dei partecipanti a questo blog sia un fisico, ci distingue una manciata di esami del corso di laurea, che identificano un particolare indirizzo. Si va dai classici fisici delle particelle nucleari e subnucleari -quelli che in gergo chiamiamo particellari -, dagli altrettanto classici astrofisici e fisici teorici, sino ai fisici che studiano la materia, ai biofisici, ai fisici elettronici, ai fisici sanitari e ai geofisici. Ci sono inoltre coloro che si specializzano nella storia e nella didattica della fisica, incentrando il loro interesse soprattutto nella divulgazione della materia. Siccome abbiamo un’ampia rappresentanza dei vari settori, lascio a chi di dovere il compito di descrivere il proprio campo d’interesse.
Personalmente mi sono interessata, a cominciare dalla parte finale del corso di laurea in fisica, proseguendo con la tesi, il dottorato di ricerca ed il postdoc, prevalentemente alla biofisica. I passi della mia ricerca ed i dettagli potete trovarli qui. In generale, ritengo che un biofisico sia fondamentalmente uno scienziato che ambisce a studiare materiale biologico tramite tecniche ed approcci tipici di colui che ha studiato la fisica. Vale a dire che se un biofisico ad esempio pensa di studiare una proteina, le prime domande che si fa sono: quanto è grande? che struttura ha? che tipo di dinamica assume? in che situazione ambientale -temperatura, pressione, solvente, pH, forza ionica, etc.- funziona? Qual è la sua stabilità in termini chimico-fisici? D’altra parte probabilmente la prima domanda che si farebbe un biologo è: a cosa serve questa proteina? In quali cicli vitali è coinvolta? Se poi convocassimo anche un medico, questi si chiederebbe: questa proteina è coinvolta in un processo patologico?
Il biofisico spesso è colui che cerca di conciliare la diversità degli approcci, provvedendo alla ricerca di soluzioni innovative, basate su tecniche e conoscenze fisiche, a partire dalle domande sorte dal biologo e/o dal medico. Non c’è un metodo biofisico ideale, ma la parola chiave della biofisica è “complementarità”, come suggerisce Joseph Zaccai -probabilmente uno dei più saggi biofisici europei- nel suo recente libro sui metodi della biofisica molecolare.
Resta ora la domanda più curiosa: perchè un fisico decide di diventare un biofisico? Credo che ogni biofisico darebbe una risposta diversa, da “la materia non vivente è fredda, quella biologica più stimolante” a “c’è un bisogno essenziale delle tecniche fisiche per studiare la biologia e per proporre nuove spiegazioni e cure alle malattie odierne”. C’è poi chi arriva a giustificare l’interesse per la biofisica quale “via d’accesso all’immortalità” o, più spartanamente e forse onestamente, quale “disciplina in promettente crescita e dunque ricettiva di finanziamenti”. Di questi tempi, in questi luoghi, lo spirito del biofisico è però più facilmente pervaso da altre motivazioni…tutt’altro che volte a rosee prospettive economiche!

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