Un’Università carica di insegnanti, maestri, o baroni?

Posted on marzo 12, 2009 di

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profRifletto da un po’ di tempo sul fatto che la riforma Gelmini ha richiamato l’attenzione dei media su scuola e università, e non c’è stato servizio giornalistico a riguardo che non abbia chiamato in causa i baroni. Fra chi ha detto che se l’università è arrivata a questo punto è solo colpa dei baroni e chi si è stupito che i baroni scendessero in piazza accanto agli studenti, non c’è stato comunque alcun tentativo di dare una definizione di chi siano codesti baroni. Piuttosto si è ripiegato sul luogo comune che i baroni siano i padroni delle università del nostro Paese e, coerentemente con la dicitura nobiliare, il loro titolo si tramandi di generazione in generazione. Forse la mia mentalità è già irrimediabilmente corrotta dalla necessità di assumere una logica rigorosa nel ragionamento, ma non riesco a seguire questi discorsi senza tentare di darmi una definizione su chi considerare un barone. Nel frattempo pochi giorni fa ascoltavo sorpresa alla radio affermare che se l’università non funziona, è perchè ci sono tanti insegnanti, ma pochi maestri. Tesi curiosa e precisa, perchè all’affermazione seguiva una definizione delle categorie. L’insegnante è colui che insegna una materia, ossia tiene le lezioni con disciplina, esamina gli allievi e decide a seconda della loro preparazione se promuoverli o rimandarli. Questo ruolo richiede capacità nell’insegnamento e anche una certa rigidità e coerenza di giudizio, cosa in effetti non così semplice, soprattutto considerando che i docenti universitari spesso fanno lezione a qualche centinaio di studenti. Allora perchè c’è il bisogno di maestri, oltre che di insegnanti?! Perchè il maestro è colui che non solo insegna ed esamina quanto lo studente ha appreso, ma si preoccupa del perchè lo studente non sia riuscito ad apprendere, del come si prepari, del come affronti lo studio, e di quanto possa essere portato all’approfondimento della materia. In maniera figurativa, potremmo vedere l’insegnante come colui che prepara l’atleta alla maratona e lo aspetti al traguardo, il maestro come colui che allena l’atleta correndogli vicino e che ha come scopo di portarlo ad un traguardo che decideranno assieme. Ovviamente è impossibile richiedere ad un docente di essere maestro di un centinaio di studenti alla volta, perchè il maestro può essere tale solo in un rapporto personale. Quindi l’università potrebbe funzionare bene se i docenti riuscissero ad essere insegnanti per tutti gli studenti e maestri, almeno per pochi, magari per i ragazzi che li scelgono come guide per una tesi. Ed il barone, dove lo mettiamo?! Ritengo che il barone possa benissimo essere un buon insegnante e persino maestro, e sinceramente mi risulta difficile darne una definizione. Qualcuno un tempo mi disse, parlando a proposito di un barone “E’ una persona con cui non è semplice lavorare, perchè non ti darà alcuna indipendenza sul piano della ricerca. Allo stesso tempo è una persona che ti farà strada, che ti darà possibilità di conoscere molte persone, che avrà sempre dei fondi di ricerca per pagarti. Lavorare per un barone ha i suoi pro e i suoi contro…”. Probabilmente questa definizione è piuttosto azzeccata: il barone non è necessariamente solo un imbroglione che infila nell’università tutta la famiglia, quanto piuttosto una persona potente nell’ambito universitario e come spesso capita per le persone di potere, poco incline ad avere sotto di sè “spiriti liberi”. Insomma il barone è forse semplicemente una persona potente ed in quanto tale, può utilizzare il proprio potere sia in maniera positiva che negativa.
Detto questo, credo che l’università non sia popolata per la maggior parte da baroni, quanto da insegnanti e maestri, buoni o cattivi che siano. Penso che le persone estranee al mondo accademico, quelle che per mandare i figli all’università fanno grandi sacrifici, debbano pretendere prima di tutto che l’università sia fatta di buoni insegnanti e maestri, e giudicarla su questo campo.
Posso dire di essermi formata in una buona università, perchè il mio corso di laurea era pieno di buoni insegnanti, che trattavano con scrupolo la materia e che erano disponibili ai quesiti degli studenti praticamente a qualsiasi ora della giornata lavorativa e non solo nell’orario di ricevimento. Di maestri ne ho trovati alcuni: chi mi ha insegnato un metodo, chi mi ha semplicemente incoraggiato, chi mi ha indicato delle possibilità…qualcuno spero mi insegni ad individuare i miei traguardi.
In conclusione, mi pare che la recente campagna denigratoria dei media sull’università italiana sia colpevolmente incentrata in maniera inopportuna sui baroni, che comunque sono una stretta minoranza di coloro che popolano l’università. Mi piacerebbe invece si guardasse agli insegnanti e ai maestri, si richiedesse loro impegno adeguato e che questo impegno venisse valutato ed eventualmente premiato.

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