Della cultura e di altri demoni

Posted on ottobre 5, 2009 di

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Alla memoria del professor Umberto Eco, maestro di vita (20-02-2016)

Leggevo pochi giorni fa un articolo riguardo la Lectio con cui Umberto Eco ha inaugurato il suo corso di Scienze di comunicazione presso l’università di Bologna, lezione dedicata all’importanza della studio e della cultura, e di come la cultura stessa, e in special modo la lettura, sia in grado di donarci una sorta di immortalità. Mi ha colpito molto, forse perchè ho sempre di più l’impressione che il modello vincente che viene presentato, specie alle nuove generazioni, vada in direzione completamente opposta. Un modello di facile successo, senza sforzi, in cui non viene previsto che si debba lottare, impegnarsi per raggiungere i propri traguardi, per affinare i propri talenti. Scriveva anni fa Giuliano Toraldo di Francia, emerito fisico e filosofo della scienza, in un suo piccolo saggio, (Il rifiuto, http://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_Toraldo_di_Francia) che la vita non deve essere sempre sforzo e sacrificio, ma che insomma qualche sforzo ogni tanto bisogna pur farlo…

Mi piace pensare a quelli di noi che questo sforzo hanno provato a farlo, noi felici molti che abbiamo passato giorni e notti insonni a leggere, ad ascoltare, a studiare, nel tentativo di comprendere questa vita, che a volte sembra solo una perenne correzione di rotta.

Noi, che abbiamo abbiamo combattuto a fianco di Ettore sotto le mura di Troia, che abbiamo attraversato le Alpi con gli elefanti di Annibale, che abbiamo fermato i Turchi al largo di Lepanto e alle porte di Vienna, che abbiamo visto le rovine fumanti del Reichstadt.

Noi che siamo stati Emma Bovary, che abbiamo scrutato nel teschio di Yorick, che ci siamo persi in un giorno di Giugno nei vicoli di Dublino, e perchè no, noi che abbiamo sorvolato Manhattan con l’uomo ragno e abbiamo salvato la principessa Leila con Obi-Wan Kenobi.

Noi, che abbiamo quantizzato l’atomo, che eravamo lì ad osservare il Big bang, che abbiamo visto il volto di un Dio benevolo e spietato negli occhi di Dante, nei colori di Michelangelo, nelle note di Bach.

Noi siamo stati tutto questo e molto di più, parafrasando Eco, cercando di compensare la brevità della nostra vita con una fugace parvenza di immortalità rubata alle parole di chi ci ha preceduto. E questo ci inchioda anche alla nostra responsabilità di trasmettere questa immortalità a quelli che ci seguiranno. E mi sembra particolarmente importante da ricordare ora, in questi tempi bui in cui un nuovo oscurantismo patinato ci affligge.

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