Insegnamento e Ricerca nell’Università

Posted on settembre 23, 2010 di

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Sia nel tentativo di riforma universitaria dell’attuale Ministro Gelmini, sia nella precedente riforma operata dal Ministro Moratti (il Ministro Mussi non ci ha nemmeno provato…), rimane aperto l’interrogativo su quanto debba essere importante, nell’Università, la relazione fra Insegnamento e Ricerca. Nell’attuale comunità accademica italiana ci sono le figure dei ricercatori – che per contratto dovrebbero fare esclusivamente ricerca – e quelle dei professori, associati ed ordinari, che sono tenuti a fare sia didattica, sia ricerca. Mentre la didattica è monitorata e controllata piuttosto accuratamente, non ci sono norme che prevedono la valutazione della ricerca svolta (le cose stanno cambiando con il CIVR, ma su come utilizzare gli esiti delle valutazioni, ancora si deve legiferare). In realtà le cose vanno diversamente: i ricercatori assumono quasi sempre un carico didattico, spesso gravoso, e quando gli strutturati (ricercatori + professori associati + professori ordinari) non sono sufficienti a coprire tutti i corsi universitari aperti, si assumono professori a contratto esterni incaricandoli di tenere un corso universitario.
Ora, a me sembra paradossale che si discuta dei compensi dei professori a contratto, del proliferare dei corsi universitari nell’ultimo decennio, dello sfruttamento didattico dei ricercatori, etc., senza nemmeno pensare alla necessità di partire da una riflessione sull’importanza o meno di avere come docenti universitari semplici cultori della materia o persone attive nella ricerca di quel settore. Penso che sia un punto fondamentale, il crocevia dove fermarsi a riflettere per poi ripartire; invece nessuno sembra volerne parlare, nessuno lo porta come quesito basilare. Sarebbe tutto molto più semplice, se conoscessimo il traguardo che ha in mente il Ministro. Pensa che per insegnare all’università non occorra saper fare ricerca? Allora occorre trasformare radicalmente il sistema universitario e pianificare diversamente i ruoli. Investire nei CNR o in qualcosa di nuovo. Pensa che i docenti universitari debbano essere anche bravi nella ricerca? Allora occorre che i prodotti della ricerca siano monitorati e soprattutto che siano dati loro i mezzi per fare della buona ricerca.

Intanto, le università fanno quel che possono. C’è chi è virtuoso, chi va verso la bancarotta, ed ognuno ha la sua politica secondo la quale decide quanti corsi dare a contratto e a chi affidare compiti didattici complementari quali quello di fare le esercitazioni o di seguire gli studenti nei laboratori. Nei tempi non lontanissimi in cui ero una studentessa di Fisica alla Sapienza, le esercitazioni che ho seguito con più piacere erano quelle fatte dalle persone più giovani: dottorandi, borsisti, postdoc, o giovani ricercatori. Probabilmente erano le persone più fresche di studi e quindi quelle che meglio si ricordavano le difficoltà incontrate. Inoltre per noi studenti era più semplice interlocuire sulle difficoltà pratiche con persone che non vedevamo troppo distanti, per età e per ruolo. Non ultimo, penso che più si è giovani ed inesperti, più si teme il contatto con gli studenti, e di conseguenza ci si dedichi di più alla preparazione delle lezioni.
L’anno scorso ho avuto l’occasione di poter fare il coadiutore didattico per la Fisica agli studenti di biologia. Non so se sia stata brava, comprensibile, interessante oppure il contrario di tutto questo, ma sono sicura che per me è stata un’esperienza molto bella, formativa e gratificante. Quando vedevo di riuscire a captare l’attenzione dell’aula, quando scorgevo che l’interrogativo che avevo posto stava proprio balzando nella testa degli studenti, allora ero davvero contenta e mi sembrava per la prima volta che quanto facevo quotidianamente poteva essere davvero utile. Penso che iniziare il percorso di insegnamento curando le esercitazioni di un docente esperto possa essere il modo migliore per fare esperienza, e possa aprire agli studenti la possibilità di un confronto più semplice e meno formale.
Quest’anno invece non potrò ripetere l’esperienza, perchè il ruolo di assegnista di ricerca (l’anno scorso ero borsista) non è compatibile con il ruolo didattico di coadiutore, nè con quello di tutor. Mi dispiace molto, ma lasciando da parte il mio caso, l’Università a chi affida questi compiti didattici complementari? Fondamentalmente a docenti di scuole secondarie superiori, in servizio o in pensione. Questo è quanto avviene ad esempio all’Università di Camerino, che lancia un bando per affidare il tutorato per le discipline della matematica, della fisica e della chimica, riservandolo esclusivamente ai docenti di scuola secondaria superiore. Vale a dire che si sta implicitamente sostenendo che il ruolo didattico, nelle università, può essere tranquillamente affidato a chi non fa ricerca? E parallelamente, forse, si cercano strade per non inserire anche nella didattica il vasto personale precario che già lavora nella ricerca universitaria? Forse se qualcuno fa ricerca e didattica nelle università, dopo un certo numero di anni potrebbe pretendere a gran voce il proprio ruolo?
Non so, tutto il ragionamento che dovrebbe essere alla base di queste decisioni mi sembra mancare. Forse hanno ragione, che a fare le esercitazioni agli studenti universitari è meglio che ci vada un professore di liceo in pensione, con più esperienza didattica ed umana rispetto alla mia. Eppure a me, che prendevo l’esperienza didattica con passione ed impegno, e che cercavo di trasferire agli studenti l’entusiasmo ed il divertimento che si trovano nella ricerca, questa nuova occasione mancata lascia molta amarezza e delusione. L’amarezza di chi è giovane e volenteroso, e si vede sbattere la porta in faccia. La delusione di vedere che a tutti va bene così, che se un giorno insegna un giovane che fa ricerca appassionatamente e a livello internazionale ed il giorno successivo un professore di liceo -magari laureato in una disciplina differente da quella che andrà ad insegnare all’università- che non hai mai fatto alcun tipo di ricerca, alla fine è la stessa cosa. Forse per questo, per l’indifferenza comune verso le questioni particolari, per questo lasciar correre generale, il Paese va così male. Ma questo forse è un discorso che va fuori tema…

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