Dalla Russia con stupore

Posted on gennaio 25, 2012 di

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Scrivo queste righe sul tavolo della cucina di un accogliente appartamento con un improbabile arredamento molto modernista anni ’70 – sembra di essere in episodio di Star Trek col capitano Kirk in effetti – situato in “Italianskaya”, ovvero per un caso della sorte – ma esistono i casi della sorte, le coincidenze? io ormai non lo credo più, penso esista piuttosto una determinazione quanto-probabilistica nelle cose che sembrano accaderci per caso.. ma questa è un’altra storia e forse un altro post – nella “Via degli Italiani”, ad un passo delle centralissima Nevskij prospekt.. la città è San Pietroburgo, o Peter, come la chiamano qui le nuove generazioni, il Paese ovviamente è la madre Russia.

Domani è il 7 Gennaio, il Natale ortodosso, quest’anno faccio laicamente il bis dopo quello cattolico. Sono qui per una settimana per un altro tipo di ricerca, non scientifica, personale, molto più introspettiva e complessa. Ma non sarei mai tornato qui ora se non fossi stato invitato per un mese ad ottobre dallo Ioffe Institute, ospite come visiting scientist.

Ero già stato qui in un’altra vita, nel maggio del 1988. Peter risuonava di Leningrado e dei suoi assedi, Gorbaciov aveva appena aperto alla perestrojka e all’occidente, il muro mureggiava ancora a Berlino, e io facevo parte di una delle prime scolaresche italiane ammesse qui per uno scambio culturale. Era un mondo diverso allora, con le gelaterie nascoste nei condomini e il cambio nero all’angolo delle strade. E’ ancora un mondo diverso oggi, anche se in un modo completamente differente.

Un mese qui è stato un viaggio, un viaggio fatto di stupore, spesso positivo, ma con i suoi rovesci della medaglia. Un viaggio in un Istituto, lo Ioffe, che letteralmente cade a pezzi, con mura crepate che colano acqua, odori improbabili ma sicuramente indesiderabili, plastiche messe sui muri a rattoppare, vecchi tavolini consumati come scrivanie. Solo la Sovietica propagandistica facciata regge ancora. Ma un istituto dove ho trovato ricerca e scienziati – sì, per loro si può usare questa parola che nel sentire comune richiama ormai solo vecchi film in bianco e nero- di livello altissimo.

Un Istituto dove il “social meeting” – come lo chiamerebbero nella mia correttissima Danimarca, vedi post relativo – per farci incontrare le eminenze grigie locali viene fatto a suon di vodka e whiskey.. alle 4 del pomeriggio – e mica un assaggino – ma dove tutti i gruppi tutti ci hanno mostrato con orgoglio – sull’ orgoglio Russo tornerò fra poco – e incredibile ospitalità i loro risultati, le loro tecniche, insomma la loro quotidiana fatica per fare ricerca con poco o niente.

Sì, perché i soldi mancano. L’oligarchia gasprom-putiniana certo non investe nella fisica, e allora dovendo scegliere se investire nel sistemare un muro o comprare un componente per uno strumento, si compra un componente senza pensarci due volte. E se lo strumento costa tanto, allora lo si fa in casa. Si montano i pezzi, ci si industria a tagliarli, ci si spremono le meningi finché lo strumento fatto con i lego ti dà risultati migliori di quello ultimo grido della mega ditta giapponese o tedesca.

Ho detto prima orgoglio. Sì, è stato anche un viaggio nel orgoglio Russo, in un tentativo di comprenderlo, un orgoglio che sa molto di passato e di sconfitta, un rimpianto di quello che forse si pensava di essere e che si è perso per strada, ma che si fonda per questi ricercatori su una preparazione teorica unica al mondo. Ho avuto il doppio onore di presentare qui il mio lavoro in un seminario con chairman Robert Suris, uno scienziato di caratura mondiale, inventore del quantum cascade laser, ed è stata un’esperienza nell’esperienza. Allo Ioffe il seminario è “uno contro tutti”. Non importa chi sei, da dove vieni, con chi lavori. Hai un’ora per presentare il tuo lavoro, che è quello che veramente ti identifica, ed un’altra ora per essere distrutto: un gruppo di 20, 30 professori Russi ti chiederà TUTTO. Smonteranno il tuo lavoro in mille pezzi, e ti sfideranno a provare che sai, che vali, che non solo hai capito quello che fai, ma forse anche perché lo fai. E se alla fine dell’ordalia sei ancora in piedi…allora forse hai dimostrato anche a te stesso qualcosa.

Ho passato qui un mese, e in questo mese ho anche cominciato rapidamente una collaborazione con un gruppo sperimentale dello Ioffe su un argomento innovativo ed interessante. Se penso che nel 2008 ho passato 5 mesi in Indiana per una supposta collaborazione, senza riuscire a combinare nulla, sostanzialmente per la non volontà locale di non condividere risultati e relativo successo…allo Ioffe si è deciso tutto in un pomeriggio, in cui si è parlato di fisica e solo di fisica.

Certo, la situazione qui è complessa. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica c’è stato un periodo di anarchia totale: all’Università tutto doveva essere chiuso a chiave, altrimenti il giorno dopo si rischiava di non trovare nulla. Si narra sparissero anche i lavandini e i water. Ora si è in libertà vigilata, in un sistema non democratico, ma dove all’Università fra i ragazzi e i dottorandi si ricomincia a parlare di politica con interesse, con voglia di cambiare, e ne sono prova le recenti manifestazioni popolari dopo le truccate elezioni. L’ex amico Putin è stato fischiato duramente dopo un incontro di boxe, e anche se la TV nazionale ha detto che il pubblico fischiava il pugile sconfitto, le notizie viaggiano veloci su internet, che è praticamente impossibile da censurare.

Strano paese questo, passato dalla monarchia assoluta degli Zar attraverso la grottesca dittatura sovietica – ovvero per chi come me crede nelle utopie di uguaglianza sociale come si uccide un sogno senza nemmeno chiedere permesso – fino ad una farsesca oligarchia. Un paese con una storia e una cultura unici, ma che non hai mai sperimentato il sapore di una vera democrazia, con tutti i suoi limiti che questa certo presenta, come diceva il buon Churchill. Ma non voglio fare un discorso politicante, questo è un blog di Fisici, io sono solo uno che ricerca, e per me la politica è solo la trasposizione dell’etica personale nella sfera pubblica – chissà, forse è per questo che in Italia siamo messi così male-.

L’esperienza scientifica è stata stupefacente – da cui il titolo – per impatto, serietà e validità assoluta dei contenuti. Quella umana anche: il Professor Vadim Evtikhiev, che è stato il mio mentore qui, è stato un ospite perfetto e generoso, che ha aperto anche le porte della sua casa per un’indimenticabile cena italo-russa. Ma gli episodi da romanzo del mio mese qui che ricordo sono innumerevoli.

La città vive tutto il controsenso della storia che l’ha formata: un centro storico meraviglioso, fatto di palazzi rinascimentali e classici, la Neva che si insinua ovunque, il Palazzo d’Inverno che si staglia magnifico, la meravigliosa chiesa costruita sul luogo dell’assassinio di Alessandro II – unico zar ovviamente che aveva provato a fare riforme – che col suo quasi incredibile nome, “Nostro signore del sangue versato”, chiude la prospettiva di uno degli infiniti canali. Poi, oltre, all’infinito coi suoi 5 milioni di abitanti ad un passo dal polo nord, l’immensa periferia, una devastante e deprimente blade runner, buia e senza speranza…tonnellate di cemento sparse ad uccidere qualunque estetica e qualunque sorriso. I demoni di Fyodor albergano ancora qui…

Nel centro le Ferrari e gli immensi SUV sfrecciano accanto alle trabant di 40 anni fa – ovviamente la polizia ha le trabant e i neo-mafio-ricchi i SUV- il lusso e la povertà vanno abbastanza a braccetto, ragazze eleganti ed emancipate sorridono alla vita, mentre tristi lenoni offrono il catalogo della loro mercanzia ai turisti accanto a vecchine che con l’equivalente di 50 euro al mese di pensione sono costrette a vendere fiori ai passanti per arrivare alla fine del giorno.

Eppure, lentamente, qualcosa si muove. Anche qui – o forse qui più che altrove, più che da noi – un altro futuro sembra possibile. Certo, non augurerei mai all’Italia un percorso storico del genere, questo va anche oltre una certa mia dose di masochismo storico. Ma non riesco a non notare come una serie incredibile di avversità abbiano generato una grandissima inventiva nell’affrontare i problemi, non ultimo nel campo della ricerca. Intuisco un parallelismo esasperato con la situazione italiana, dove pure si cerca di creare qualcosa di buono in condizioni al contorno, specie per quanto riguarda i mezzi a disposizione e gli investimenti della politica, al limite del collasso. Qui a Peter il collasso l’hanno avuto da tempo, hanno fatto il funerale, ma poi non si sono arresi. Non so se questa è la morale di questa favola, ma certo le si avvicina molto.

Ha fioccato una neve leggera stasera su Italianskya, questo anno l’inverno artico è stato clemente, forse sapeva che ripassavo di qua. Smetto di scrivere ed esco, è tempo di andare incontro al mio stupore.

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