Compleanno nella carrozza ‘N’

Posted on febbraio 22, 2012 di

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Il regalo di compleanno di Ester era un biglietto speciale per un viaggio con le Z-Railways, comunemente note come le Ferrovie della Nostalgia. Ester aveva in mano proprio un biglietto per lo scompartimento ‘nostalgico’ (in gergo, la carrozza ‘N’), quello in cui ogni forma di intrattenimento viene somministrata in modalità antecedente ad ogni tecnologia Brain-Fi. Così, la lettura avviene alla vecchia maniera, con un vero libro tenuto in mano, senza le suggestioni e le sensazioni che il lettore del libro potrebbe, come generalmente accade, voler provocare in noi senza interpretazioni personali. Si tratta, quella a bordo della carrozza N, di una lettura in prima persona, in cui ciascuno può emozionarsi in modo più…proprio. Come si faceva una volta, insomma.

Nella carrozza ‘N’, anche le telefonate vengono effettuate con un cellulare vero. E poiché nessuno ne possiede più uno oramai, ve lo fornisce la Z-Railways stessa, per l’intera durata del viaggio. Per evitare le spiacevoli violazioni di etichetta, su cui tanto si era lavorato tanti anni prima, i telefoni possono funzionare solo in modalità silenziosa, con una vibrazione, al posto di un invadente segnale sonoro altrimenti noto come ‘suoneria’. Tanto ci era voluto, per così poco.

I films vengono guardati con gli occhi, su uno schermo, e senza alcun condizionamento.  Vedere una persona impegnata a leggere un libro, invece che dover supporre, dalla sua faccia da ebete e gli occhi persi nel vuoto, che fosse impegnata in qualche sorta di attività controllata, era, tutto sommato,  più rispettoso della persona, un tributo all’uomo che comunque, e nonostante tutti i suoi inconfutabili progressi, è un primate evoluto. Non era da tutti, ricordarlo.

Ester era visibilmente entuasiasta del suo regalo di compleanno. All’inizio fece un po’ di fatica ad adattarsi a quella vecchia e dimenticata pratica della lettura, ma poi il suo Keeper of the Nuclear Conscience: The Life and Work of Joseph Rotblat la riportò a Los Alamos, ed a quegli anni che le parevano lontanissimi. Era così immersa nella sua lettura che non si rese conto che la signora seduta a fianco a lei aveva iniziato a sbirciare tra le pagine del suo libro. Quando Ester se ne accorse, ebbe la sensazione di non essere mai stata così vulnerabile. Ebbe la pungente sensazione che qualcuno intorno a lei sapesse i qui e là della sua mente. Si sentiva come se fosse stata denudata in pubblico. Questo avrebbe certamente arrecato grande soddisfazione per gli sviluppatori della piattaforma Brain-Fi, per aver realizzato esperienze inaccessibili agli spioni, ma non fu motivo di altrettanto orgoglio per Ester.

La signora si rese conto dell’imbarazzo che aveva provocato e si scusò immediatamente con Ester, presentandosi. Era una ex professoressa di Fisica, nata da genitori emigrati in Italia dal Bangladesh all’inizio del nuovo millennio. Aveva contribuito alla traduzione Italiana dello stesso libro che Ester stava leggendo in lingua Inglese.

– Dunque lei è una traduttrice?

– No, cara, sono una professoressa di Fisica, ma ormai sono in pensione da tempo. Collaborai alla traduzione di quel libro quando ero molto giovane. Era una storia che mi affascinò, molto. A che punto sei arrivata?

– Al 1944, al punto in cui Rotblat valuta di lasciare il Manhatthan Project perché non c’era più alcun rischio che Hitler potesse procurarsi l’atomica. A Rotblat non piacque l’idea che il nuovo bersaglio dell’atomica, ormai non più la Germania, potesse essere l’Unione Sovietica.

– Straordinario. Quello che accadrà poi…scusami! Sono ansiosa di dirti come prosegue la storia, e del ciclo di conferenze a Pugwash contro la proliferazione della armi nucleari. Ma lascio a te il piacere…

– Si figuri…ma lei invece perché è qui su questo treno? Voglio dire, in questo vagone…lontano dal presente?

– Io…mi sono concessa un ritorno al mio passato. Amavo la lettura, ma nella ‘lettura’ di oggi, se così la possiamo chiamare, non mi sento più a mio agio. Il libro, l’odore della carta, è qualcosa di straordinario e non capisco come abbiamo fatto a lasciarcelo indietro. Ogni tanto vengo qui per sfuggire ai ritmi moderni. Vedi, l’esperienza-lettura di oggi ha fatto cadere molti dei vecchi lettori nella pigrizia. Dal momento che la storia ti viene raccontata, e non solo, molti si sentono sopraffatti dall’interpretazione del narratore e si riducono a farla propria. E’ un vero peccato, perché si finisce per convergere tutti nella stessa interpretazione del libro.

– Lei mi sta dicendo che questo libro potrebbe piacere a me meno di quanto sia piaciuto a lei, o ad un altro lettore? Strano….

– Esattamente. Quando leggi un libro il narratore resta comunque l’autore della storia, ma tu hai un ruolo più attivo. E sei libera di mollare il libro perché non ti piace. Ti propongo una cosa allora: se avrai terminato il libro – ne puoi trovare una copia uguale a questa nella biblioteca storica  – perché non ci rivediamo in città e ne riparliamo? Io frequento un club di lettori à l’ancienne che si incontra tutte le settimane per discutere di letteratura. Potrei proporre che si discuta proprio della biografia di Rotblat che stai leggendo adesso. Magari potresti venire anche tu e raccontare che cosa ti è piaciuto di questo libro. E che cosa non ti è piaciuto. C’è gente simpatica, al club.

– Magari…ma che cosa potrei dire di personale…non so.

– Vedrai. La lettura è meravigliosa. Ma non vorrei darti l’impressione di rifiutare tutto ciò che c’è di moderno. Conosci il social reality?

– Si, certo, ogni tanto mi faccio un giro anche io.

– Lo usiamo anche noi al club. Potremmo organizzare un bel ‘viaggetto’ a Pugwash per una delle conferenze a cui partecipo’ anche Rotblat…

Il telefono tremò sul tavolino. Ester lo raccolse, e notò sul display che c’erano già tre chiamate senza risposta.

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