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Posted on marzo 14, 2012 di

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– Ehilà Elettra! Come va?
– Salve Professoressa. Bene, e lei? Sembra molto contenta…
– Infatti. Ho appena ricevuto una buona notizia: il proposal che abbiamo scritto per il tuo primo esperimento di PhD è stato approvato!
– Che bello! Quindi nel giro di un paio di mesi dovremmo avere subito i risultati, vero?!
– Sì, direi di sì. Ora devi occuparti solo della preparazione del campione Beta4 dissolto nella miscela del protocollo Twist351, che è fuori dai protocolli INFRASTRUCTURES, per il resto non abbiamo che attendere i risultati dell’esperimento…-aggiunse, con un’aria improvvisamente crucciata, e dirigendosi un po’ ciondolante verso il suo studio.
– Prof?
– Dimmi Elettra, hai qualche dubbio sul Twist351? Se vuoi posso darti un’occhiata mentre lo riprepari, che ne dici?
– No, sul Twist351 sono piuttosto tranquilla, ormai l’ho fatto varie volte, è il focus del suo laboratorio, me l’hanno spiegato un sacco di volte i suoi collaboratori! Invece pensavo all’esperimento vero e proprio…sarebbe proprio bello partecipare!- esclamò Elettra con un entusiasmo piuttosto insolito.
Ada sorrise un po’ malinconicamente, sedendosi alla scrivania davanti quella di Elettra.
– Sai Elettra, non sono state molte le persone che in questi anni hanno sollevato il tuo stesso desiderio. Ogni volta che ci penso mi sembra assurdo, che a voi studenti venga così raramente voglia di fare un esperimento personalmente, ma poi mi dico che effettivamente io sono di un altro secolo, ho vissuto un mondo scientifico molto diverso dal vostro, e così…
– Su Prof, non esageri. A me sembra che alla fine l’esperimento che abbiamo deciso per iniziare il mio PhD non sia poi così tanto diverso da quelli che faceva lei venti anni fa!
– Beh, se fosse tanto simile a quello che facevo venti anni fa non sarebbe un gran bel lavoro, no?! Però…effettivamente è cambiato più il modo di fare scienza che gli strumenti della scienza stessa, almeno nell’ambito in cui ho lavorato per decenni.
– A me sembra però così assurdo che tutti tutti gli esperimenti da fare nelle Facilities Europee le andavate a fare in prima persona!
– A te sembra assurdo, a me pareva naturalissimo. Che senso aveva delegare qualcun altro per un mio esperimento?! E poi, vuoi mettere preparare te stessa i campioni, avere cura nel trasportarli, custodire anche il segreto sull’esperimento solo nel tuo gruppo, fino alla pubblicazione dei risultati…
– Prof, non se la prenda – protestò Elettra con una risata leggera – ma il suo sangue italiano sembra tornare a galla anche dopo tutti questi anni altrove, quando prende la ricerca in maniera così melodrammatica!
– Melodrammatica…semmai romantica! E poi che c’entra l’Italia?! Del melodramma e del romanticismo credo non serbano nemmeno il ricordo ormai – aggiunse Ada nervosa, come sempre quando le venivano ricordate le sue origini.
– Ma quindi, quante volte andavate a fare un esperimento in una Facility? Una volta l’anno?
– Beh, dipendeva. Dai progetti in corso, dai proposals approvati…questo un po’ come ora. Ma in media, considerando che il gruppo non era numeroso e che quindi gli utenti più esperti partecipavano a quasi tutte le sessioni di misura, si partiva almeno 4 volte l’anno. Soprattutto per la Germania e la Francia, dove c’erano ancora ILL, ESRF, DESY, PETRA
– Però, che spreco di CO2…
– Il problema del viaggio è stato il problema fondamentale. Quando iniziai a lavorare in questo ambito della ricerca, alla scrittura di un proposal di successo seguiva un finanziamento della Comunità Europea per coprire le spese di viaggio, vitto e alloggio per il team sperimentale che avrebbe fatto materialmente l’esperimento. Questi rimborsi venivano erogati, ad esempio per i sincrotroni, nell’ambito del progetto ELISA. Quando si concluse questo progetto, questa realtà che credevamo consolidata sembrò sfumare. I sincrotroni non avevano più la disponibilità finanziaria per rimborsare gli utenti e alcuni gruppi di ricerca non riuscivano nemmeno a racimolare soldi sufficienti per andare a fare l’esperimento. Fu una realtà che colse impreparata la comunità scientifica e…
– E credo fossimo negli anni della grande crisi.
– Un paio d’anni prima, per l’esattezza. Ma non c’entra solo la crisi economica. Quelli furono anni in cui l’intero sistema economico e politico dell’Europa cambiò totalmente, e una parte della comunità scientifica forse non riuscì a stare dietro a questa trasformazione che inconsapevolmente la coinvolgeva. O, più semplicemente, la comunità scientifica allora si disinteressò di essere parte integrante di quel cambiamento.
– Così si accorsero che costava di meno creare una rete di Facilities molto efficiente, in cui l’esperimento venisse fatto direttamente dagli scienziati che lavoravano a tempo pieno nei vari sincrotroni e reattori europei, invece di finanziare questi spostamenti continui…
– Sì, la rete INFRASTRUCTURES nacque esattamente così; – sottolineò con un breve sospiro Ada- inoltre ci furono molti casi di esperimenti molto simili effettuati sia nei sincrotroni che nei reattori nucleari, che diedero risultati contrastanti. Siccome si trattava di sistemi semplici, di studi di ricerca di base, iniziavano a diffondersi malumori nell’ambiente.
– Truccavano i dati?! Addirittura? Per fortuna oggi queste cose non accadono più! Che tempi, quelli!
– Non la vedere così buia. Sì, qualcuno avrà truccato i dati. Ma molti esperimenti davano risultati contrastanti per piccole differenze nei campioni, non bene osservate, o per un trattamento basilare dei dati bruti fatto con poca accuratezza…errori umani. Perchè nella scienza non si può sbagliare?
– Comunque, sono contenta che queste cose non possano più accadere.
– Forse hai ragione, – sorrise Ada- però avverto un po’ di nostalgia per quelle campagne di misura nei sincrotroni e nei reattori nucleari. Ho incontrato scienziati simpatici, geniali, arroganti, disponibilissimi e comunque sempre interessanti per intavolare una discussione, e non esclusivamente scientifica. E a volte, partiti per fare un esperimento e concluse le misure un paio d’ore prima della fine del tempo macchina, mi è venuto in mentre un altro test da fare (magari dopo una notte insonne, ma si era giovani!) che poi si è rivelato molto più promettente dell’esperimento per cui ero partita! Insomma, andare a fare fisicamente gli esperimenti nelle facilities dava un sacco di possibilità di scambio e di crescita che ora mi mancano.
– Beh, in questo forse ha ragione. Ma per me è difficile immaginare…
– Difficile immaginare? Elettra, questo proprio non me lo devi dire, l’immaginazione è la qualità indispensabile per chi vuole fare ricerca! – si allontanò sorridendo, il passo accordato sul ritmo blues di quel dialogo un po’ troppo nostalgico.

NOTE:
*** Elettra è il Sincrotrone che si trova a Trieste.
*** Ada (Anello Di Accumulazione) è la creatura di Bruno Touscheck che ci piace considerare un po’ come la nonna degli attuali sincrotroni.

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