Il costo della conoscenza

Posted on aprile 11, 2012 di

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Il titolo di questo post viene da un’iniziativa presa da un gruppo di ricercatori in vari settori e di vari paesi contro l’editore Elsevier, un dei più grossi editori nell’ambito delle pubblicazioni scientifiche – io stesso nel mio piccolo credo di avere 3 pubblicazioni/proceeding con la Elsevier.

L’iniziativa di fatto è un boicottaggio – si chiede a chi aderisce di non pubblicare, non fare revisioni (review) di articoli né alcun tipo di lavoro editoriale finché l’editore in questione non avrò modificato alcune sue politiche ritenute dannose per la ricerca, ovvero il costo elevato di singole pubblicazioni, la proposta di prendere a prezzi più bassi pacchetti interi di pubblicazioni, molte delle quali inutili per la singola biblioteca o istituzione universitaria – di fatto quindi un ricatto- e infine il supporto della Elsevier ad alcune iniziative ritenute restrittive del libero scambio di informazioni scientifiche.

 

Ora, al di là della singola iniziativa, che molti degli autori e lettori di questo blog già conoscono, mi premeva fare delle riflessioni sul costo della conoscenza e sul diritto d’autore (il famigerato copyright).

 

Sappiamo tutti quanto sia importante nel nostro lavoro la possibilità di accedere alle pubblicazioni. La conoscenza della letteratura sia precedente sia contemporanea alla ricerca che si sta portando avanti è fondamentale per il ricercatore, per essere aggiornato, per poter citare ed usare correttamente il lavoro di chi lo ha preceduto, o anche semplicemente per non ripetere qualcosa che è stato già fatto da altri e invece partire dal dato di fatto per creare qualcosa di nuovo. Senza lo studio degli articoli di coloro che hanno lavorato nel mio campo prima di me, io sicuramente non avrei potuto pubblicare nulla.

 

Ebbene, l’accesso alla maggior parte di queste pubblicazioni come sappiamo è a pagamento, e al di là della possibilità di acquistare da un editore un singolo articolo, in genere l’accesso ad una rivista è garantito dall’istituzione, università, centro di ricerca al quale si è affiliati che con un abbonamento (spesso costoso) garantisce la consultazione della rivista stessa. Ma da una parte l’innalzamento dei costi, dall’altra la crisi economica e la mancanza di fondi che hanno costretto le università a fare dei tagli, hanno fatto sì che spesso non tutti i ricercatori abbiano libero accesso alle pubblicazioni di cui hanno bisogno. La stessa Università di Tor Vergata per cui lavoro ha chiuso l’abbonamento a molte riviste, e questo genera spesso la seguente situazione: un ricercatore che ha bisogno di un articolo a cui non ha accesso (e non ditemi “ma non può comprarselo?”, perché ne servono moltissimi, e con quello che ci pagano non mi sembra una soluzione fattibile) scrive una mail a tutto il gruppo, sperando che qualcuno – un PhD-student straniero che ha ancora l’accesso alla biblioteca della sua vecchia università, un ricercatore, come nel mio caso, che avendo lavorato all’estero ha ancora un’altra affiliazione estera che può sfruttare in alternativa – abbia accesso al suddetto articolo e glielo procuri per così dire sottobanco. La soluzione come sempre si rifà all’italico genio dell’ “arrangiati e spera”, e anche se spesso efficace, mi lascia un certo amaro in bocca..

 

Oltretutto, sono spesso anche le proprie pubblicazioni a non essere accessibili. Se domani io pubblico un romanzo (lo so che in molti lo temete..), cedo parte dei miei diritti agli editori per il loro guadagno, nonché un’esclusiva, ma i diritti dell’opera restano miei. Aprire ora una discussione generale sul copyright sarebbe vasto – l’arte, la cultura di chi è?? – però non posso non pensare che quando io pubblico un articolo per una rivista, perdo ogni diritto, e nemmeno ci guadagno qualcosa, se non una riga in un CV. Non posso nemmeno riutilizzare una delle mie figure, che ho fatto io col mio bravo script gnuplot (guarda caso io uso solo software copyleft) senza l’autorizzazione dell’editore. Ora, non guadagnarci mi sta anche bene – non conosco nessuno che fa il ricercatore per soldi.. sarebbe un caso da neurologia.. – ma perdere tutti i diritti sulla mia opera un po’ meno.

Descrivo un caso limite: per disgrazia mi si cancella il mio archivio di files, io non ho più un’affiliazione, magari sono senza lavoro, e io non posso nemmeno leggere quello che io stesso ho creato e scritto.

 

L’accordo che si firma con l’American Physics Society – quella per intenderci di PRL, PRB e PR discorrendo – quando si sottomette un articolo recita molto chiaramente:

 

” Copyright to the above-listed unpublished and original article submitted by the above author(s), the abstract forming part thereof, and any subsequent errata (collectively, the “Article”) is hereby transferred to the American Physical Society (APS) for the full term thereof throughout the world, subject to the Author Rights (as hereinafter defined) and to acceptance of the Article for publication in a journal of APS. This transfer of copyright includes all material to be published as part of the Article (in any medium), including but not limited to tables, figures, graphs, movies, other multimedia files, and all supplemental materials. APS shall have the right to register copyright to the Article in its name as claimant, whether separately or as part of the journal issue or other medium in which the Article is included.”

 

Ribadisco per chiarezza: This transfer of copyright includes all material to be published. A me suona un po’ come un esproprio, e molto poco proletario.

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