Se lo scienziato non fosse solo pazzo?!

Posted on aprile 18, 2012 di

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Nell’immaginario collettivo, e credo in particolar modo in quello del nostro Paese, lo scienziato è facilmente considerato bonariamente pazzo, come anche Wikipedia ci ricorda. Sebbene lo scienziato sia pazzo, questo abitualmente non induce ad assumere un’immagine di una persona malvagia, dedita ai complotti e al desiderio di supremazia. Lo scienziato è pazzo perchè vive sulle nuvole, perchè immagina leggi matematiche dietro fenomeni naturali, e perchè spesso lavora senza preoccuparsi troppo dell’ambiente esterno e delle convenzioni sociali. Ovvero, ci si immagina lo scienziato come una persona tipicamente buona, distratta, imbranata, ma comunque molto onesta.
Almeno, questo è quello che sembra ed è anche quella che appare generalmente essere l’impressione comune in alcuni ambienti scientifici che ho frequentato.
Però, siccome io sono veramente uno scienziato pazzo, probabilmente affetto da manie di persecuzione e abituata a vedere la presenza di competitors ovunque, non la penso affatto in questo modo. Al giorno d’oggi, che a fare scienza non ci sono solo quei 4 gatti di Galileo, Newton e Leonardo, che eran sì scienziati, ma anche tanto altro, ma una enorme comunità, che ha al suo interno persone di formazione assai varia, le cose sono molto diverse. Oserei dire che l’ambiente scientifico è esattamente come tantissimi altri ambienti lavorativi. Per accaparrarsi fondi di ricerca o posti strutturati in ambito accademico, non esistono solo i meriti, ma esistono tanti altri mezzi. Per distinguersi nel proprio campo, non basta impegnarsi per affermarsi, ma si possono fare tutti gli “sgambetti” possibili ai propri competitori. Pensate poi che il laboratorio di ricerca sia un piacevole ambientino dove si fanno esperimenti dandovi una mano l’un l’altro? Ho assistito ad una scena in cui una dottoranda mise le mani su un collega per futilissimi motivi, ho visto cartelle piene di dati relativi a tesi di laurea sparire dal pc, ai tempi in cui le pennette USB non erano così diffuse da copiarsi ogni volta i propri dati, ho visto due colleghi in una medesima stanza di 15 metri quadrati tenere acceso al massimo volume ciascuno il proprio stereo pur di darsi fastidio, ho visto molto altro che non voglio nemmeno raccontare. Ma siccome l’ho detto, che io sono solo uno scienziato pazzo, vorrei farvi leggere un articolo recentemente apparso su Science.
Mentre in un tempo non molto lontano le cose che contavano nel curriculum di uno scienziato erano principalmente le pubblicazioni scientifiche internazionali, oggi più del numero delle pubblicazioni conta il numero delle citazioni, ovvero quanto i lavori scientifici fatti e pubblicati siano tenuti in considerazione dalla comunità internazionale. Questo approccio mi sembra ragionevole e piuttosto sensato, ma ha ovviamente i suoi limiti, dati da molti fattori che potete immaginare. Quel che invece non avrei mai immaginato, è che ci fossero dei veri e propri atti di coercizione per far citare un lavoro o più generalmente una rivista, di cui si voglia far aumentare l’impact factor. L’intera storia la trovate qui, e la prossima volta che ci guardate con quello sguardo lì, un po’ sornione e molto buonista, pensandoci scienziati pazzi, pensateci bene: non siamo pazzi, ma cattivissimi.

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