Incidente di Fukushima: bilancio delle dosi

Posted on maggio 30, 2012 di

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Alcuni giorni fa è stato pubblicato su Nature il report di alcuni studi riguardo al disastro nucleare giapponese di Fukushima.
Il succo dell’articolo è che poche persone svilupperanno un tumore come conseguenza dell’esposizione al materiale radioattivo fuoriuscito dalla centrale nucleare l’anno scorso, e quelli che lo svilupperanno non sapranno mai con sicurezza cosa avrà realmente causato la malattia. Queste conclusioni sono basate su due valutazioni indipendenti delle dosi di radiazioni ricevute dai cittadini giapponesi e dalle migliaia di lavoratori che hanno lottato per riportare il reattore distrutto sotto controllo.
Il primo report è stato prodotto da una commissione del United Nations Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiation (UNSCEAR) di Vienna, e copre un’ampia fascia di questioni legate a tutti gli aspetti dell’incidente. Il secondo proviene dal World Health Organization (WHO) – l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) – di Ginevra, e stima le dosi ricevute dalla popolazione nel primo anno dopo l’incidente. Entrambi i report sono stati discussi la scorsa settimana a Vienna, in occasione del meeting annuale dell’UNSCEAR. Come è possibile osservare nella figura qui riportata (da cliccare per vedere ingrandita), l’analisi dell’UNSCEAR mostra che 167 lavoratori hanno ricevuto dosi che aumentano lievemente il loro rischio di sviluppare un tumore. La popolazione è stata protetta con una rapida evacuazione, tuttavia, il report del WHO trova che l’esposizione di alcuni civili abbia superato le linee guida del governo. Ma persino per i lavoratori maggiormente esposti, tumori futuri non potrebbero essere direttamente legati all’incidente, tenuto conto del piccolo numero di persone coinvolte e l’alta incidenza di tumori nei paesi sviluppati, come appunto il Giappone.
Gli scienziati coinvolti nella stesura del report UNSCEAR sperano che i risultati riportati possano dissipare le paure intorno alla ricaduta radioattiva (fallout) (vedi anche questo articolo). Il report conclude che le stime del governo Giapponese della radiazione rilasciata sono corrette entro un fattore 10, e che successivi studi sono necessari per comprendere pienamente l’impatto dell’incidente su piante, animali e vita marina vicino alla centrale.
Gli esperti concordano che è improbabile che ci sia un rilevabile aumento nell’incidenza di cancro alla tiroide o leucemia, i due tumori più probabili in seguito ad un incidente come questo. Ci potrebbe essere un aumento nel rischio che non è misurabile statisticamente, tenuto conto che a Chernobyl, su 110.000 lavoratori sopravvissuti esposti a dosi molto più alte, lo 0.1% hanno sviluppato leucemia, e non tutti questi casi sono stati causati dall’incidente.
I rischi per i 140.000 civili che vivevano entro poche decine di Km dalla centrale sembrano essere addirittura inferiori. Poichè misure dettagliate non erano disponibili al momento dell’incidente, il WHO ha stimato le dosi tenendo conto dell’esposizione a radiazioni per inalazione, ingestione e fallout. L’agenzia conclude che la maggiorparte dei residenti di Fukushima e delle altre prefetture vicine hanno ricevuto una dose al di sotto di 10 mSv. I calcoli del WHO sono consistenti con le molte indagini condotte dagli scienziati Giapponesi. L’unica eccezione preoccupante è che i bambini di Namie Town (città che non è stata evacuata) potrebbero essere stati esposti a iodio-131 in modo da ricevere una dose di 100-200 mSv, aumentando il rischio di cancro alla tiroide. Ma i dati raccolti su 1800 bambini nella regione hanno trovato che nessuno abbia ricevuto una dose alla tiroide maggiore di 50 mSv. La maggiore conseguenza nei bambini dell’incidente di Chernobyl è stata il cancro alla tiroide.
L’articolo di Nature infine mette in evidenza come sotto normali circostanze, il 40% di tutta la popolazione si ammalerà di cancro, e non è per questo possibile fare uno studio epidemiologico che mostri un aumento del rischio. Un più grande rischio è invece dovuto allo stress psicologico creato dal terremoto, dallo tsunami e dal disastro nucleare. Dopo Chernobyl fra le persone evacuate si è riscontrato un aumento del Post-Traumatic Stress Disorder (PTSD) – disturbo post traumatico da stress – e il rischio potrebbe essere maggiore a Fukushima. I report comunque prestano credibilità alle azioni del governo Giapponese immediatamente dopo l’incidente.

Ora, i risultati di questi studi non vogliono minimizzare ciò che è accaduto, una popolazione evacuata non è una cosa bella, e ancora tanto è da capire sulle ricadute ambientali dell’incidente, oltre al fatto che è necessario seguire il follow-up delle persone coinvolte prima di poter scrivere la parola “Fine”. Però è importante non dimenticare mai che il terremoto e lo tsunami hanno causato in Giappone più di 15.000 morti, nessuno dei quali per effetto dell’incidente nella centrale nucleare di Fukushima. Eppure i titoli dei nostri quotidiani in quei giorni, sembravano preoccuparsi solo di quello.

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Posted in: Riflessioni, Storia