Arriveranno alla Laurea

Posted on giugno 17, 2012 di

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Ho due tre temi che mi girano per la testa e penso siano in qualche modo collegati. Oggi al mare ho dovuto prendere la penna rossa e correggere i compiti dell’esame di fisica di Scienze delle Costruzioni di circa 50 studenti (altri 50 li ho corretti ieri sera, sabato sera per circa 3 ore). Il problema per me è che inizio con un po’ di entusiasmo, sono felice di trovare esercizi chiari e ben risolti. Dopo circa 20 minuti inizio a sentire un indolensimento alla bocca dello stomaco e un po’ di nausea.  Cercando la strada tra formule casuali trascritte da mani incerte e numeri che dovrebbero assomigliare alle risposte dei problemi inizia a girarmi la testa. Ad un certo punto arrivano una sfilza di compiti tutti uguali: 3 esercizi per ogni compito, tutti contenenti errori, gli stessi errori, ma miracolosamente un paio di risultati numerici sono giusti nonostante le formule riportate siano sbagliate. Il punteggio totalizzato dai 6 compiti fotocopia è lo stesso per tutti: 20/30.  Che fare?!  I provetti amanuensi saranno contenti di superare l’esame ed in realtà anche io potrei essere contento di non dover correggere altri compiti analoghi. Nasce quindi una tensione. Vado avanti nel correggere gli altri compiti. Ci sono altri compiti in cui si intuisce che gli studenti si siano passati un esercizio, ma non l’intero compito contenente sempre gli stessi errori, le stesse formule e gli stessi risultati in disaccordo con le formule stesse riportate. Trovo un po’ di compiti buoni, dei 25-26-27-28 e un paio di 30. Mentre vado avanti nella correzione ogni tanto ripenso ai signori del 20/30. Trovo compiti peggiori del loro a cui metto dei 12, 14, 16, diversi 18, ma sono compiti di persone che si sono sforzate di cercare la soluzione, persone che hanno cancellato un pezzo, che lo hanno riscritto, c’è la brutta copia disordinata, hanno sudato su quel pezzo di carta e prenderanno un voto più basso e non passeranno l’esame, dovranno sudare ancora.

Ecco, questi compiti, il copiare, il prendersi gioco dell’impegno dei compagni, mi fanno pensare a Lucignolo. E’ possibile non studiare, io per un paio d’anni probabilmente non sono stato uno studente modello e sono stato giustamente bocciato a 2/3 esami. Però non mi ritrovo in questa ricerca di scorciatoie. Non so se sono riuscito ad esprimere la mia solidarietà verso lo studente a cui ho messo 14 o 16. Questi compiti mostrano uno studio approssimativo, ma anche il desiderio di passare l’esame concentrandosi per 3 ore, cercando di dare il massimo almeno in quel momento. Non stavano aspettando un foglietto, ci stavano lavorando sopra, stavano stropicciando il foglio e disegnando vettori su piani inclinati o trasformazioni termodinamiche sul piano PV. Sui compiti copiati non ci sono disegni, c’ è l’arroganza e l’incapacità di accorgersi che stanno copiando fesserie.

Questa è forte. Stavo pensando tra me e me che bisognerebbe dare un premio anche per l’impegno lì dove si vede, non solo al raggiungimento del risultato. Poi mi arriva una notizia, non ci credo, cerco di reagire con la freddezza e l’ironia ma non basta:

“Un laureato Isef alla guida dell’Istituo Nazionale Geofisica e Vulcanologia. Ironie sul Web, ma l’ente lo difende “

Anche io mi sono messo a fare dell’ironia con mia moglie. Ad esempio che un non esperto, uno fuori dal settore, potrebbe aggredire il problema alla gola, non avere scheletri nell’armadio, non essere ricattabile e se dovesse rivelarsi non all’altezza potrebbero sempre cacciarlo velocemente. Poi ritorno tra me e me, ma perchè un vulcanologo e/o un geofisico dovrebbe avere degli scheletri nell’armadio? Perchè l’Istituo Nazionale Geofisica e Vulcanologia dovrebbe essere aggredito alla gola? E po0,i ricadendo sui compiti da correggere, perchè il Ministero (MIUR) dà più soldi alle Università che promuovono una percentuale più alta di studenti? Poi ripenso alla mia teoria sui ministri tecnici, diversi sono professori delle Università allora anche loro possono avere scheletri nell’armadio come i poveri vulcanologi. Lì per lì ho pensato che i Prof. potevano provare a cambiare un po’ il mondo politico, però non sono ancora riuscito a ricordarmi quando è stata l’ultima volta che i Prof. Universitari hanno deciso di trasformare l’Università. Si vede che quella  Storia Italiana della Rivoluzione Universitaria invece di studiarla l’ho copiata da un altro somaro come me.

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Posted in: Riflessioni