ricercatore cabriolet

Posted on agosto 3, 2012 di

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Andava abbastanza di moda una decina di anni fa, ma leggo che lo è ancora oggi, definire l’assegno cabriolet quell’assegno scoperto, o irregolare, con cui si ingannava il saldo di un conto da pagare. Qualche anno fa mi accorsi con non piccola sorpresa, dell’esistenza del ricercatore cabriolet, ovvero di persone che lavoravano nella ricerca senza percepire alcuna retribuzione. Mi venne chiesto, da un professore che conoscevo da tempo:

-Ma sei stata scoperta? Hai avuto dei buchi?-.

Rimasi un po’ perplessa. Mi chiesi se avessi combinato qualcosa di terribile, che qualcuno potesse aver scoperto (e un’immagine mi balenò davanti…ma non vi dirò quale!), ma la storia dei buchi non la riuscivo proprio ad indovinare.

-Nel senso: sono riusciti a pagarti in maniera continuativa?-.

Ecco, avevo capito. Il ricercatore scoperto, o cabiolet, è quello che continua il proprio lavoro abituale anche quando non percepisce alcuno stipendio, e mi si chiedeva se avessi mai ricoperto questo strano, seppur frequente, ruolo. Allora in effetti non mi era mai capitato di lavorare regolarmente in un laboratorio di ricerca senza venire retribuita. Mi sembrava, e mi sembra ancora oggi, piuttosto assurdo prestare lavoro in un ente gratuitamente, prestando il fianco a persone che percepiscono regolarmente il proprio stipendio. Se lavoro, e lo faccio in maniera corretta, precisa e puntuale, dei miei risultati beneficerò io stessa, ma anche l’ente per cui lavoro, e molto spesso alcuni dei suoi dipendenti. Perciò lavorare gratuitamente significa dare adito a varie deduzioni, fra le quali:

1. Il mio lavoro non vale nulla, per questo lo faccio gratis.

2. Tutti quelli che lavorano al mio fianco, valgono molto più di me, perchè loro vengono retribuiti ed io no.

3. Non ho bisogno di soldi, per questo lavoro gratis.

Per questi motivi credo che chi lavora gratis nelle università (con le eccezioni dovute: un neolaureato che si prepara per un esame di dottorato avrà i suoi utili nel fare esperienza gratuita in un laboratorio di ricerca, così come un docente in pensione che volesse continuare ad apportare gratuitamente i propri contributi alla ricerca sarebbe un bell’esempio) non fa un buon servizio nè a se stesso, nè ai suoi colleghi (perchè dovremmo pagarti, se c’è chi lavora gratis?!).

Eppure. Eppure di questi tempi non è semplice avere una continuità retributiva (anche grazie alla crescita dei tempi burocratici), e allo stesso tempo se si ha già un percorso di ricerca avviato, non ci si può permettere di sospendere tutto per 6 mesi, nell’attesa del nuovo stipendio. Occorre mandare avanti le analisi dei dati, la scrittura dei lavori, mentre si rinuncia a partecipare a congressi ed esperimenti per cui magari si nutriva un grande interesse, e per cui ci si era preparati con impegno.

Intanto. Intanto stiamo aspettando gli esiti delle prime valutazioni dell’Anvur, e speriamo che qualche ricercatore cabriolet ne possa spodestare qualcuno dormiente, sempre con buona pace di Philip K. Dick.

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