Imparare ad insegnare… per insegnare quando?

Posted on agosto 11, 2012 di

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Immaginiamo di essere ricercatori all’estero e che volessimo intraprendere la carriera da insegnante nelle scuole in Italia, che cosa si deve fare? quale porte si aprono?

Quest’anno è stato introdotto il Tirocinio Formativo Attivo (TFA). Tecnicamente questo equivale ad un periodo di formazione, al termine del quale è previsto un esame. Superato l’esame si consegue l’abilitazione all’insegnamento e la possibilità finalmente di accedere al concorso per entrare in graduatoria. Nonostante il meccanismo sia abbastanza complicato, se fossi stata un’insegnante con alle spalle anni di precariato mi sarebbe da subito apparsa come una grandissima opportunità.

Per poter prendere parte ai TFA si deve superare un test, al quale possono partecipare tutti quelli non abilitati e in possesso di una laurea magistrale o di vecchio ordinamento. Non dimentichiamo che tra i docenti precari ci sono anche quelli che in passato hanno superato l’esame di ammissione alle scuole di specializzazione per l’insegnamento secondario (SSIS). Loro saranno ammessi in soprannumero ai corsi di TFA, senza dover sostenere alcuna prova. Purtroppo i test in alcuni casi hanno scatenato la furia dei docenti: a quanto pare ci sono state in molti casi domande puramente nozionistiche, basate su date e autori minori e domande su parti marginali dei programmi scolastici. Nella classe di concorso di filosofia, in alcune città non è stato promosso nessuno. Possibile? Insomma la partenza si rivela già complicata. E poi?

Poi c’è il fatto che per poter partecipare al periodo di formazione bisogna pagare all’università tra i 2000 e i 3000 euro. È chiaro che l’università ha bisogno di denaro per far fronte a tutti i costi organizzativi, lo stato infatti non finanzia i TFA. Ma la spesa e credo l’incompatibilità con altri lavori per questioni di tempo, rende la vita dura ai tirocinanti. Non mi riferisco agli aspiranti insegnanti appena usciti dall’università. Qualcuno con le idee chiare, puo’ prevedere ed organizzare con anticipo un altro anno a spese dei genitori o di chi per loro. Ma immaginiamo tutti gli insegnanti precari, quelli con alle spalle anni di supplenza, con quale motivazione dovrebbero spendere 3000 euro, e smettere di insegnare per un anno? Come si mantengono quell’anno? Inoltre fare il tirocinio non garantisce nulla, infatti superato l’esame c’è il concorso.

Vedo il tirocinio come una cosa positiva e interessante, l’equivalente di un dottorato di ricerca per l’insegnamento. Quello che mi sembrerebbe logico quindi, è di rendere il tirocinio, si un periodo di formazione, ma pagato anche se poco, proprio come è previsto per un dottorato. Anzi, l’essere pagato sarebbe giustificato perché si potrebbero affiancare corsi di formazione e ore di insegnamento da supplente eventualmente con un tutor. Spero d’altra parte che per un po’ non ci siano più riforme, perché dopo la SSIS, il TFA non sarebbe giusto introdurre un’altra riforma che illuda per un po’ gli aspiranti insegnanti.

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Posted in: Scuola