Campi magnetici e obesità infantile: una lettura critica.

Posted on agosto 15, 2012 di

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Da alcuni giorni diversi siti di notizie e salute hanno riportato la notizia di uno studio, pubblicato su nature.com, nella sezione “SCIENTIFIC REPORTS”, secondo cui ci sarebbe una correlazione fra obesità infantile ed esposizione in utero ai campi magnetici (Magnetic Fields, MF), come quelli emessi dai forni a microonde o dai comuni dispositivi wireless. E’ sufficiente fare un giro su Google News nella sezione “Salute” per rendersi conto della risonanza di questa notizia, tanto che il CODACONS ha chiesto ai comuni di proibire l’installazione di Wi-Fi in prossimità di asili, scuole, parchi pubblici, ospedali, biblioteche e altri luoghi sensibili, frequentati da bambini e donne incinte. Il mio scetticismo però vede un po’ troppo allarmismo nei titoli e nella richiesta del CODACONS, così provo a scorrere l’articolo originale senza voler mettere in dubbio i metodi e i risultati di un lavoro pubblicato su una rivista autorevole come Nature, e in un campo che non è il mio, ma solo per capire la rilevanza di ciò che si sta affermando.

Le donne arruolate hanno indossato un misuratore di campi magnetici durante la gravidanza, e 733 dei loro figli sono stati seguiti fino a 13 anni per raccogliere informazioni cliniche sulla loro crescita. L’esposizione prenatale ad alti livelli di campi magnetici è stata associata ad un aumento del rischio di obesità rispetto alle esposizioni a bassi livelli. Gli autori dell’articolo dimostrerebbero una relazione dose-risposta per l’obesità persistente, mentre per l’obesità transitoria non è stata osservata associazione. I risultati dunque mostrano un nuovo fattore nel campo d’indagine dell’obesità infantile.

La prevalenza dell’obesità sta crescendo rapidamente nei paesi industrializzati, l’OMS considera questo un problema fra i più importanti a livello di salute pubblica. Le cause principali sono da ricercarsi nelle cattive abitudini alimentari e nello stile di vita sedentario, ma molte ricerche oggi sono orientate a studiare le correlazioni con i sistemi endocrino e metabolico fetali. Gli autori riportano una prevalenza dell’obesità nei bambini americani di circa il 20%. Mi sono detta: “eh vabbè si sa, gli americani…”, ma poi sono andata a cercare dei dati italiani, e secondo il nostro Ministero della Salute qui da noi la prevalenza di sovrappeso e obesità nei bambini ammonta al 23% e all’11%, rispettivamente.

Comunque, mi sono chiesta come sia possibile separare l’effetto di altri fattori quali la dieta, il diabete gestazionale nelle madri, cattive abitudini, fattori ereditari e stabilire con certezza che anche i campi magnetici hanno un effetto. In realtà, gli autori riportano un Odds Ratio pari a 1.69, con un intervallo di confidenza 1.01–2.84 al 95%. L’Odds Ratio (OR) è uno degli indici utilizzati per definire il rapporto di causa-effetto tra due fattori, per esempio tra un fattore di rischio e una malattia. Se il valore dell’OR è uguale a 1, significa che l’odds di eposizione nei sani è uguale all’odds di esposizione nei malati, cioè il fattore di rischio è ininfluente sulla comparsa della malattia. Se il valore dell’OR è maggiore di 1, il fattore di rischio è o può essere implicato nella comparsa della malattia; se il valore dell’OR è minore di 1 il fattore di rischio in realtà è una difesa contro la malattia. Mi chiedo allora se un valore 1.69 è significativo, e soprattutto se lo è rispetto agli altri fattori di rischio. La tabella a mio avviso più interessante è la numero 4, in cui si riportano le interazioni fra le esposizioni MF in-utero e altri fattori di rischio noti quali un elevato indice di massa corporeo (Body Mass Index, BMI) della madre, diabete materno, fumo durante la gravidanza, mancanza di allattamento al seno. Quello che effettivamente si nota è che l’effetto dei campi magnetici è più forte in presenza di questi altri fattori di rischio. Gli autori dicono anche di aver aggiustato i risultati rispetto ad altre informazioni come le abitudini del bambino quali consumo di frutta e verdura, guardare la TV, esercizio fisico ma non hanno riscontrato variazioni nei risultati.

Senza addentrarmi oltre nell’articolo, e in metodi di calcolo statistico che non conosco e che non voglio giudicare, penso che prima di dichiarare guerra ai dispositivi wireless bisognerebbe attendere la conferma di altri studi, e magari cercare di ridurre gli altri fattori di rischio. Insomma prima di chiedere di vietare la Wi-Fi nelle scuole o nei luoghi frequentati dalle donne incinte (che poi, tutti gli uffici sono dotati di connessioni wireless e tante donne – me compresa – lavorano fino all’ottavo mese di gravidanza… diventasse anche questa una scusa per chiedere il certificato medico per maternità anticipata?), bisognerebbe puntare su una maggiore educazione al cibo e a uno stile di vita sano dei nostri bambini. Se volessimo essere coerenti, dovremmo iniziare a bandire il cibo spazzatura dalle nostre case, evitare di portare i nostri figli da McDonald’s almeno finchè non sono loro a chiederlo espressamente, ricordare alle nonne che un bambino di peso normale sta bene, non è “troppo magro”, che non deve per forza mangiare tutto ciò che ha nel piatto, che non bisogna rincorrerlo per tutta la casa con la forchetta e facendo gli aeroplanini, che l’idea che un bambino debba mangiare ogni giorno carne o comunque alimenti molto proteici e molto grassi è un retaggio culturale del passato, di quando da mangiare ce n’era poco e di carne non se ne mangiava quasi mai, e ricordare infine a nonni e genitori che non si è mai visto in occidente un bambino morire di fame o ammalarsi perchè faceva i capricci, mentre quelli in sovrappeso sono una buona percentuale. Spegniamo la TV. E diamo soprattutto noi genitori il buon esempio. Una volta eliminati questi fattori di rischio “culturali”, pensiamo anche a quelli “tecnologici”. Magari investendo in una ricerca che permetta di ottenere le stesse prestazioni con emissioni di campi elettromagnetici inferiori.

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Posted in: Ricerca, Riflessioni