Il metodo scientifico… questo sconosciuto!

Posted on ottobre 10, 2012 di

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Galileo GalileiTante volte capita di parlare con amici e conoscenti di teorie pseudoscientifiche, medicine alternative, OGM, radiazioni, e altri argomenti di “attualità” scientifica. Si cerca di discutere proponendo il parere della comunità scientifica, di spiegare perchè non siamo d’accordo, e si finisce per sentirsi dire che non abbiamo il rispetto per le opinioni altrui, che ognuno dovrebbe essere libero di pensarla come vuole, secondo il suo modo di vedere le cose. E’ difficile a quel punto convincere il nostro interlocutore che non stiamo parlando di politica, di musica o di cinema ma di scienza. E che non ci sono punti di vista. C’è Il Punto di vista della scienza, e tutto il resto non ha nessun valore. Purtroppo però sono convinta che l’incomprensione che si genera a questo punto ci sia non perchè il nostro interlocutore è stupido o male informato, ma solo perchè non ha capito a fondo il metodo scientifico, come lavora, quali sono i suoi presupposti, e perchè possiamo considerarlo affidabile. E’ abbastanza grave a mio parere che non sia chiaro a tutti, in quanto dovrebbe essere argomento a livello di scuola media e tutti dovrebbero averne assimilati i punti fondamentali. Mi rendo conto che mi sto imbarcando nella spiegazione di qualcosa che può sembrare banale in apparenza ma in realtà è molto complesso, proverò però a spiegarlo in modo semplice.
Innanzitutto cos’è la scienza? Eh, difficile trovare una definizione. Da Wikipedia: “Per scienza si intende un sistema di conoscenze, ottenute con procedimenti metodici e rigorosi e attraverso un’attività di ricerca prevalentemente organizzata, allo scopo di giungere a una descrizione, VEROSIMILE e OGGETTIVA, della realtà e delle leggi che regolano l’occorrenza dei fenomeni”. Aggiungerei che la scienza è lo strumento che ci ha permesso di allungare la nostra aspettativa di vita, di diagnosticare e curare malattie, di migliorare la qualità della vita stessa, di viaggiare e comunicare con persone dall’altra parte del pianeta, di mangiare bene tutti i giorni, di andare sulla Luna (almeno alcuni di noi), e potrei continuare all’infinito. La scienza cerca di descrivere il mondo intorno a noi e la sua applicazione, la tecnologia, di renderlo più ospitale e favorevole. Io la vedo in termini evoluzionistici: la scienza e la tecnologia sono la strategia vincente per la sopravvivenza della nostra specie. La scienza ha commesso errori, li commetterà ancora, e la tecnologia spesso ci ha fatto e ci fa pagare il prezzo del progresso con conseguenze a volte impreviste, altre volte previste ma valutate trascurabili secondo il bilancio rischio/beneficio. Credo però che se vogliamo superare i limiti della tecnologia attuale, o gli strascichi di quella del passato, dobbiamo puntare sulla scienza stessa: è il progresso tecnologico che risolve i problemi, non certo il rifiuto dello stesso.
Sempre secondo Wikipedia, il metodo scientifico è “la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà OGGETTIVA, AFFIDABILE, VERIFICABILE e CONDIVISIBILE. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche e misurabili attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie più generali da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia”. Dunque evidenze empiriche portano alla formulazione di una teoria, che è poi verificata sperimentalmente in maniera riproducibile ed indipendente con altri esperimenti. Una teoria riconosciuta come valida (quindi confermata dagli esperimenti), è ritenuta tale fino a che un nuovo esperimento non ne metta in evidenza i difetti, sempre in maniera riproducibile ed indipendente. Ma nel mondo di oggi, come fa la comunità scientifica a condividere, controllare, confrontare, stabilire cosa è scientificamente corretto e cosa no? A questo punto entra in gioco la peer review, ossia la valutazione tra pari. Rubando nuovamente la definizione a Wikipedia, si tratta della “procedura di selezione degli articoli o dei progetti di ricerca proposti da membri della comunità scientifica, effettuata attraverso una valutazione esperta eseguita da specialisti del settore per verificarne l’idoneità alla pubblicazione scientifica su riviste specializzate o, nel caso di progetti, al finanziamento degli stessi”. Dunque nell’ambito della ricerca scientifica un esperimento o uno studio per poter essere accettato come attendibile deve essere sottoposto alla valutazione di scienziati esperti dell’argomento che lo valuteranno nei metodi, nei risultati, nella forma e nella sostanza. Il risultati pubblicati poi sono a disposizione della comunità e gli esperimenti possono essere quindi ripetuti da qualunque altro laboratorio nel mondo e confermati o smentiti. Questa “globalità”, questa condivisione di metodi e risultati, e il controllo degli stessi da parte di tutta la comunità è garanzia di affidabilità. Come tutto ciò che è umano ha i suoi limiti e non è infallibile, ma attualmente è il modo migliore che abbiamo per valutare i risultati delle ricerche. A questo proposito mi piace citare una famosa frase di Winston Churchill sulla democrazia, in fondo la peer review è un po’ come una forma di democrazia all’interno della comunità scientifica: “È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”. Ecco, è possibile che la scienza possa continuare a commettere errori, in passato sono stati ritirati dei lavori dalle riviste migliori, i loro autori sono stati indagati per frode scientifica… ma nel complesso di meglio non possiamo fare. E guardando le statistiche mondiali sulle aspettative di vita, la mortalità perinatale e infantile, e tanti altri parametri, direi che il bilancio è più che positivo.

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