Te la do io la raccomandazione

Posted on novembre 16, 2012 di

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Su questo blog abbiamo affrontato più di una volta il tema del credito per il lavoro svolto dai ricercatori, come premiarli quando se lo meritano, come giudicarli se si comportano in modo scorretto. Poche settimane fa Maria Grazia scriveva sui criteri per cui un autore possa esser definito tale. Il problema è antico:

Date a Cesare quel che è di Cesare

Chiedendo aiuto alla logica, si può dedurre anche un altro utile memento:

Non date a Cesare quel che non è suo

Ma perché ci teniamo tanto, noi ricercatori, a questo riconoscimento? Ci teniamo perché nella ricerca scientifica la valuta di scambio è la firma, il nostro nome associato ad un’innovazione, anche piccola piccola. Ci teniamo, perché la nostra firma su un lavoro scientifico è il segno che quel lavoro è frutto, insieme a quello di altri, del nostro sforzo intellettuale.

Ma essere elencati tra gli autori di una pubblicazione non basta.  Per chi legge, è quasi impossibile dedurre il ruolo che ciascun autore ha avuto nel raggiungere un risultato, è questo non è importante solo per gloriarsene a tavola con gli amici, ma anche per le promozioni di carriera, i finanziamenti, le attribuzioni di ruoli di responsabilità. Del resto, se foste voi a voler incaricare qualcuno per un ruolo di responsabilità, vi premerebbe conoscere le credenziali di chi avete davanti. E se state gareggiando voi stessi per qualcosa, vi potrebbe interessare conoscere le regole del gioco.

In alcune discipline scientifiche sono emersi dei consensi, così che  l’ordine dei nomi degli autori di una pubblicazione suggerisce il contributo che hanno apportato, ma questa non è una regola universale. In alcuni casi è infatti inapplicabile: nelle pubblicazioni di fisica delle alte energie il numero di pagine necessarie a riportare il nome di tutti gli autori che hanno partecipato può essere maggiore delle pagine che descrivono il lavoro. Dedurre il ruolo di ciascuno di essi è impossibile e più le scienze di complicano, più frequenti diventano le collaborazioni, e con queste il numero di autori che  meriteranno menzione. Non stiamo qui a spoetizzare la ricerca scientifica, ma a riflettere su come essere ancora in grado di dare a Cesare ciò che è suo, nel panorama mutevole della ricerca.

Una proposta graffiante viene dal Danese Sebastian Frische, a riprova che non tutto è marcio, nel suo paese. Frische prende spunto dall’industria cinematografica, dove la cultura dell’attribuzione del credito è radicata: la produzione di un film è così dettagliata che potete conoscere il nome del parrucchiere che pettino’ Anita Ekberg in La Dolce Vita. E che fosse stato proprio lui a pettinarla non ne dubita nessuno. Perché, si chiede Frische, e mi unisco a lui devoto, non fare lo stesso per la ricerca scientifica? Frische propone che siano gli stessi autori di una pubblicazione a validare il ruolo dei colleghi, ed a farlo pubblicamente attraverso gli strumenti che può offrire la rete, partendo da quei portali su cui i ricercatori interagiscono, scambiandosi domande, formando gruppi di interesse: ResearcherID.com, BiomedExperts.com (per le scienze biomediche), e ResearchGate.net. Chi di voi utilizza LinkedIN si sarà accorto che da qualche tempo vi viene chiesto di dichiarare pubblicamente se Archimede Pitagorico conosce la Fisica, visto che Archimede, sul suo ‘profilo’, ha indicato di conoscerla, e se Nonna Papera è davvero esperte di crostate. Se rispondete si, mettendoci anche la vostra faccia, Archimede Pitagorico e Nonna Papera acquisiscono credibilità, le loro capacità sono confermate, e la raccomandazione riprende il suo antico e nobile significato. Se Nonna Papera ed Archimede pubblicheranno un articolo sul La meccanica quantistica nella cottura delle crostate,  poco conterà se il nome di Nonna Papera viene prima o dopo quello di Archimede Pitagorico: sarà sotto gli occhi di tutti chi dei due ha saputo fare cosa. Quando dovrete preparare una torta di compleanno, giudicherete voi a chi rivolgervi (e non fidatevi di Pippo).

Mi unisco a Frische anche nelle sue conclusioni che traduco:

La trasparenza e la diffusione di questi portali creerebbe un forte incentivo all’onestà, e fondamentalmente migliorerebbe la morale e la cultura della scienza

Tutte cose di cui, qui in Italia, non abbiamo mica bisogno.

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