Giornali ad accesso aperto e giornali per ricercatori ricchi….

Posted on maggio 17, 2015 di

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openQuando nel 2001 Patrick O. Brown un biochimico dell’università di Stanford e Michael Eisen un biologo computazionale di Berkley decisero di aprire la loro fondazione non a scopo di lucro PLOS (Public Library of Science)  per creare un giornale scientifico che lasciasse libero accesso a tutti gli articoli pubblicati, nessuno credeva ci sarebbero riusciti.
Ma sono stati tenaci e con l’aiuto della fondazione Gordon e Berry Moore, sono riusciti nel loro sogno. Brown ed Eisen hanno dimostrato che e’ possibile far funzionare un giornale facendo pagare tutti i costi di pubblicazione agli autori, per la “modica” cifra di circa 1000 euro per articolo.
Oggi PLOS One, uno dei diversi giornali gestiti dalla fondazione e’ la più grande rivista scientifica per numero di articoli pubblicati. Gli argomenti della rivista sono diversi, si va dalla biologia alla fisica alle scienze sociali etc… Gli articoli non vengono esclusi a priori dagli editori perché poco importanti, come accade in altri giornali, o perché non solo legati ad uno specifico campo scientifico. Qui aggiungo una nota sul fatto che chiaramente ogni articolo porta soldi, quindi anche un articolo poco importante ma corretto favorisce il business della rivista.
Inoltre e’ possibile aggiungere i propri commenti ad ogni articolo un po’ come sul nostro blog, una pratica che trovo molto simpatica.
PLOS ha rivoluzionato il mondo dell’editoria scientifica creando una nuova forma di business e permettendo a tutti di accedere alla letteratura scientifica gratuitamente. Questo ha fatto molto piacere alle varie università ed enti di ricerca che non hanno dovuto preoccuparsi di fare l’abbonamento a dei nuovi giornali, delegando ai ricercatori il problema di trovare fondi per pagarsi le pubblicazioni.
Gli altri giornali pero’ non sono rimasti a guardare ed hanno cercato di imitare questo nuovo business. Ad esempio il gruppo Nature visto il successo di PLOS ONE ha aperto Scientific Reports, una rivista multidisciplinare ad accesso libero in cui gli editori lasciano passare più facilmente gli articoli ai revisori (referees).  Sempre Nature sta valutando se trasformare anche Nature Communication in un giornale ad accesso libero… vedremo.
Infine l’APS ha recentemente creato PRX un giornale generale di fisica ad accesso libero.
Ma torniamo un attimo all’inizio di questa storia. Brown e Eisen erano motivati dal fatto che in biologia la maggior parte degli articoli scientifici non fossero accessibile liberamente, anche se finanziati con soldi pubblici. Questo pero’ non e’ vero per altre discipline scientifiche come la fisica e la matematica. Infatti grazie ad arxiv, un servizio gratuito per mettere online preprints o anche articoli già’ pubblicati, creato da Paul Ginsparg nel lontano 1991, la maggior parte degli articoli in tali settori sono disponibili gratuitamente. In principio si potrebbe renderli perfino tutti gratuiti forzando i ricercatori a depositare i loro articoli su arxiv, un po’ come hanno fatto qui in Francia con il sistema HAL.
Quindi vi chiederete che senso hanno le riviste ad accesso libero in fisica e matematica? Perché vari colleghi pagano per pubblicare su PRX, Scientific Reports, PLOS ONE etc…? La motivazione e’ semplicemente la visibilità che queste riviste garantiscono rispetto ad altri giornali.
Questo e’ il punto a cui volevo arrivare. Oggi molte di queste riveste si sono guadagnate un buon nome ed un grande pubblico. Cio’ fa si che molti ricercatori, specialmente in biologia, scienze sociali, ma anche fisica dei sistemi complessi etc.., preferiscano pubblicare su riviste ad accesso libero non tanto perché pensano che sia importante che i loro articoli siano accessibili a tutti ma solo perché le reputano piu’ di valore di quelle tradizionali. Questo fenomeno sta creando un paradosso, almeno nel mio campo, per cui gruppi con grandi fondi mandano i loro articoli a giornali open access e gruppi  poveri no.
Una soluzione al problema potrebbe essere quella proposta dal nuovo giornale Forum of Mathematics che propone di far pagare il costo di pubblicazioni di un articolo non agli autori ma alla loro istituzione. Questo permetterebbe anche a giovani ricercatori e dottorandi di pubblicare su queste riviste anche se non hanno fondi.
Questa potrebbe essere la nuova rivoluzione dei giornali ad accesso libero? staremo a vedere.

Per approfondire la discussione:
1) Math journals and the fight over open access
2) Open Access Inspires New Publishing Models

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