La fuga delle matricole dalle Università del Meridione

Posted on novembre 4, 2015 di

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Per ogni 10 ragazzi che si sono iscritti ai corsi di Laurea dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria nel 2014 2011, nel 2015 se ne sono iscritti solo 6 (il Sole 24 Ore [1] e approfondimento sulla stesso numero [2]). E’ il primato negativo del Mezzogiorno, e nemmeno un caso isolato. E’ una statistica impietosa, quella sulle immatricolazioni nelle Università Italiane nell’anno 2015. E non sorprende più che l’emorragia sia più catastrofica al sud che al nord, che invece perde pochissime matricole, e nemmeno più che gli studenti che fuggono dal sud siano quelli che si immatricolano al nord, cosa che fanno già da anni (L’Espresso [3]), e senza i quali anche le università del nord collasserebbero. Così pero’ l’economia del sud morra’ più volte. Morra’ perché quegli studenti non ritorneranno più verso le loro origini, ad offrire le loro competenze ad un mercato del lavoro che non sarà più all’altezza delle loro capacità, perché costeranno -tanto- alle loro famiglie di origine che dovranno fare ulteriori sacrifici -e quindi economie del sud che si contraggono ulteriormente- per mantenere i loro figli allo studio nelle Università del centro e del nord, dove la vita costa tutt’altro che poco. Figli che spenderanno i loro risparmi lì dove staranno studiando, che del resto diventerà, gradualmente, casa loro, perché sentiranno che quello sarà il luogo che gli avrà offerto un’opportunità.

E c’è poco da sentirsi in colpa verso l’abbandonato sud quando prendevi solo schiaffi in faccia, mentre qua ti senti apprezzato e con un briciolo di speranze. Mi trovavo a Napoli proprio due giorni fa, la sera del 2 Novembre, stesso giorno di pubblicazione dell’articolo del Sole 24 Ore di cui avevo appreso per il tramite del programma Prima Pagina di Radio 3, che questa settimana è condotto proprio da un giornalista di origini partenopee, Carlo Puca. E ne parlavo con un commerciante del centro, uno dei cui figli si è laureato in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli con voti pieni, e con lode, che fa “pratica” in uno studio legale. In tre anni, mi ha detto, la sua paga sono stati

“…sei scatole di cioccolatini, una a Pasqua ed una a Natale di ciascun anno. E si è laureato alla Federico II, dove mi laureai anche io. Anni fa l’eccellenza dell’Università Federico II era una questione indiscutibile.”

Cosa fa il nostro Paese per arginare questa emorragia di studenti? Ci sarebbe da chiedersi se se n’è davvero accorto. Nell’ultima Legge di Stabilità e’ stato finalmente svelato il grande -quanto atteso- piano di rilancio del Mezzogiorno, battezzato con l’ennesimo nome Inglese di Masterplan, forse perché in Italiano faceva meno effetto o evocava paroloni stravecchi. Che poi queste parole Inglesi non le sanno nemmeno pronunciare in TV quando c’e’ da presentarne la sostanza. Da quanto ho appreso in queste poche ore, il Masterplan non convince e sta scatenando ondate di scettici. Poco denaro per il completamento di opere pubbliche già dovute da tanti anni (la Salerno-Reggio Calabria!!), e quindi niente di nuovo, strategie per spendere meglio il denaro comunitario, ed anche qui tanto necessario quanto nulla di nuovo. Nelle mie visite a Napoli mi accorgo che il Governo sta perdendo o ha già perduto il “contatto con i suoi cittadini”, una frase rubata al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, ma che lui ha usato qualche giorno fa riferendosi all’ex Sindaco di Roma Ignazio Marino.

[1] Gianni Trovati, “Università, allarme matricole al Sud” Il Sole 24 Ore, 2 Novembre 2015

[2] Alessandro Schiesaro, “Un’emorragia potenzialmente devastante” Il Sole 24 Ore, 2 Novembre 2015

[3] Sabina Minardi, L’Espresso, 7 Settembre 2015.  http://espresso.repubblica.it/attualita/2015/09/07/news/universita-l-italia-e-spaccata-in-due-per-chi-vuole-studiare-al-sud-c-e-solo-la-fuga-1.228257

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Posted in: Societa, Universita