I rifiuti radioattivi e la lezione Finlandese

Posted on dicembre 15, 2015 di

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Il Governo della Finlandia ha da poco stabilito che sarà  l’isola di Olkiluoto ad ospitare il deposito geologico di lungo termine dei rifiuti radioattivi prodotti nelle sue centrali nucleari, a partire dal 2023(1). Sull’isola  è già presente una centrale nucleare, operativa sin dal 1979, mentre il deposito è cosa nuova e sarà realizzato ad una profondità di 400 m nel sottosuolo.  Sigillati in fusti a tenuta stagna, i rifiuti radioattivi verranno custoditi per alcune centinaia di migliaia di anni, un tempo adeguatamente lungo per consentire il decadimento degli elementi radioattivi di vita più lunga.

Non si è trattato di una decisione facile: ci sono voluti 30 anni prima di arrivare a quest’importante traguardo, riporta Nature, ma ciò che è notevole è che la Finlandia ci sia arrivata, senza troppi intoppi. Tutti i paesi che fanno utilizzo di energia nucleare si stanno ponendo il problema della custodia di lungo termine dei loro rifiuti, inclusi Stati Uniti, Giappone, Canada, Francia, Germania ed Inghilterra, ma non hanno preso ancora decisioni definitive. Oltre ad individuare un luogo dove costruire questi depositi che sia migliore, dal punto di vista geologico, la maggiore difficoltà è nell’accettazione delle comunità residenti. Voi lo vorreste un deposito di rifiuti radioattivi sotto i pascoli delle vostre campagne, o vicino alle scuole dei vostri figli? Probabilmente la maggior parte di voi non ne vorrebbe sentir parlare. Eppure, la vicenda della Finlandia ci insegna che informando e coinvolgendo la popolazione si può arrivare ad una soluzione concreta. Anche i cittadini Finlandesi erano inizialmente stati fermi oppositori del progetto di costruzione del loro deposito, ma gradualmente le comunità locali hanno maturato una posizione favorevole. Secondo la Convenzione di Åarhus del 1998 sull’informazione e la partecipazione pubblica in decisioni in materia ambientale, i rischi sono stati correttamente comunicati, la società civile ha attivamente partecipato al processo decisionale, e sono stati anche offerti dei pacchetti di benefici fiscali. Se la proposta è accompagnata da una significativa riduzione delle tasse locali ed i servizi (peraltro già ottimi) vengono offerti gratuitamente, ecco che la faccenda, oltre che sicura, comincia a farsi pure succosa.

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fonte: Sogin

E da noi in Italia?  Noi non produciamo energia nucleare, o meglio, non la produciamo più, dopo il disastro nucleare di Chernobyl, le consultazioni  popolari che ne hanno fatto seguito e le conseguenti decisioni dei nostri Governi. Tuttavia, di centrali nucleari ne abbiamo avute anche noi, e per la loro demolizione (il termine tecnico è decommissioning) abbiamo incaricato, ratificando la convenzione di Åarhus con la legge n. 108 del 2001, una società di Stato, la Società per la Gestione degli Impianti Nucleari (SOGIN), il cui socio unico è il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il lavoro della SOGIN è finanziato da denaro pubblico, dunque la questione, come cittadini, ci riguarda tutti. L’attività della SOGIN è documentata sul portale societario, e tra le notizie più recenti ce ne è una, del Gennaio 2015, nella quale si riporta che la SOGIN ha comunicato all’Istituto Superiore per la Protezione e le Ricerca Ambientale (ISPRA) la Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI) per la realizzazione di un Deposito Nazionale di scorie radioattive(2).  Non deve sorprendere che si sia scelto di non rendere ancora pubblica la Carta: quando un decreto del Consiglio dei Ministri stabilì agli inizi degli anni 2000, evidentemente con un’inadeguata consultazione con le parti civili coinvolte, che un sito minerario presso Scanzano Jonico in Basilicata sarebbe stato un luogo adatto alla costruzione del deposito, la popolazione si rivoltò fino a che il decreto fu annullato. Con la convenzione di Åarhus, il procedimento è mutato e la consultazione con la popolazione sarà parte integrante del procedimento di identificazione del luogo dove costruire il deposito. ISPRA annuncia di aver recepito la Carta Nazionale dalla SOGIN, e di aver ricevuto, successivamente, una richiesta dal Ministero dell’Ambiente di effettuare ulteriori accertamenti. Da allora, è attesa la pubblicazione della Carta Nazionale e la discussione che ne farà seguito:

[…] è prevista l’istruttoria finale di approvazione della Carta, sulla cui base potranno essere formulate le dichiarazioni d’interesse da parte delle Amministrazioni locali, propedeutiche agli approfondimenti di dettaglio e alla individuazione del sito definitivo (fonte: ISPRA)

Il percorso non è breve, evidentemente, ma toccherà affrontarlo con saggezza: con informazioni scientificamente corrette e, come già più volte scritto, con il coinvolgimento di cittadini ben informati. L’abbondanza di informazioni offerta sul portale depositonazionale.it fa pensare che in fatto di trasparenza si stia procedendo bene verso gli obiettivi. Del resto, lo voglio ribadire, SOGIN opera con denaro pubblico e non sarebbe responsabile mantenere ancora la questione allo stato di limbo in cui si trova. Procrastinare ci costerebbe denaro: per citare uno dei problemi, le nostre ex centrali nucleari non potranno mai essere decommissionate definitivamente se non affronteremo il problema di dove custodirne le scorie (di qui la legge sul Deposito) e anche tenerle così come sono, anche ammesso che fosse possibile, ha un costo.

Per dovere di completezza, occorre ricordare che questo deposito non conterrà soltanto scorie provenienti da centrali nucleari, ma anche rifiuti provenienti da attività ospedaliera, di ricerca ed industriale, tutte attività che sono alla base della nostra società civile e che non si son certo interrotte da quando abbiamo ‘spento’ le centrali nucleari. E’ una grandissima opportunità di maturità politica, in un paese in cui il rapporto tra i cittadini e le istituzioni, in materia di comunicazione del rischio, non può fare altro che migliorare. Naturalmente, uno scontro con la popolazione avrebbe dei costi, quantomeno in termini di consensi elettorali. Anche per questo sarà affascinante seguire come le Istituzioni continueranno questo dialogo con noi cittadini. Non siamo in Finlandia, ma questa è un’ottima occasione per alzare la testa e comportarsi da chi non vale di meno.

Riferimenti

(1) Elizabeth Gibney, Why Finland now leads the world in nuclear waste storage,  Nature News Explainer, 2 Dicembre 2015

(2) Oltre al portale Sogin e quello del Deposito Nazionale, ricchi di collegamenti a testi ed animazioni, sul canale YouTube Sogin c’è un video che descrive i requisiti del Deposito Nazionale: https://youtu.be/4oTeqoLtJBU

E visto che mi occupo di dosimetria di radiazioni ionizzanti, qui ci sta bene un disclaimer: I dati, le informazioni e le opinioni riportate in questo articolo riflettono sintesi e pensiero dell’autore, e non impegnano in alcun modo l’Istituzione a cui egli appartiene (L’Istituto Nazionale di Metrologia delle Radiazioni Ionizzanti, ENEA-INMRI).

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