Finanziamento della ricerca all’italiana….

Posted on marzo 23, 2016 di

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dsc_0172-900x720Quando guardo la maniera in cui viene finanziata (o definanziata) la ricerca in Italia mi viene proprio tristezza. Negli ultimi anni il numero di finanziamenti é sceso drasticamente e con esso anche il numero di posti (vedi il precedente post).
Ricercatori, professori etc.. non sono riusciti a fare alcuna pressione sulla classe politica e non hanno nemmeno ricevuto un grande appoggio dalla gente.
Se devo essere onesto, questo penso sia dovuto alla cattiva immagine che si é andata creando negli ultimi anni del sistema universitario italiano.
Sui giornali appaiono articoli che criticano il mondo accademico,   spesso ingiustamente. Si é creata ormai l’immagine di un mondo con dei padroni, i  fantomatici baroni, che prendono un immeritato stipendio, sfruttando tanti poveri fessi che lavorano per loro.
Poi ci sono i concorsi disonesti dove passano amici di amici, i parenti di rettori assunti  per posti che non meritano. Non parlo di quello che penso io dell’università italiana, dove conosco molta gente brava e competente, ma di quello che sento dire da gente che magari non la conosce per niente e legge solamente quello che riportano i giornali.
L’immagine del professore universitario si é  andata sempre piú deteriorando negli anni, ed a questo poi si aggiungono  tutte le pagine e pagine di giornali che ti raccontano di giovani di successo che non sono “nemmeno” andati all’universitá e che hanno aperto la loro start-up o degli industriali che criticano i corsi di laurea perché non preparano al lavoro, i fuoricorso, il calo delle inscrizioni, etc…

Il mondo universitario sembra sempre piú vecchio ed inutile.
Tutto questo ha un effetto anche all’esterno dell’ambiente universitario ed in special modo sulla classe politica. Perché un politico dovrebbe finanziare un sistema che appare cosí brutto e mal funzionante? Non é meglio abbandonarlo e creare qualcosa di nuovo?
Ed é cosí  che nasce l’IIT, una fondazione privata, con una burocrazia leggera, non come l’università, ben finanziato e che riesce perfino a mettere da parte un tesoretto con i fondi che gli avanzano.
L’IIT funziona bene, c’é gente brava, é molto internazionale e da quello che si sente in giro ci si lavora bene. In confronto ad altre universitá ed altri centri di ricerca non é super produttivo (vedi IIT due volte meno efficiente del Politecnico di Bari ), comunque va bene.
Ma il fatto importante non é questo, il pregio principale dell’IIT é che ha una bella immagine, e questo conta molto. Hanno una bella pagina web, appare spesso sui giornali, hanno creato dei robot che tutti possono vedere e capire etc.. Inoltre non sono mai stati implicati in storie brutte come parenti che prendono posti non meritati, false pubblicazioni (Pubblicano su una rivista internazionale la storia di un paziente “guarito” ma in realtà è morto), baroni ed assistenti, etc..
Quindi piacciono  e piacciono molto alla classe politica, sono il centro giusto da finanziare.
Per questo adesso il nuovo centro di ricerca che sorgerá sull’expo sará gestito da Cingolani e l’IIT, chiaramente in collaborazione con altri centri di ricerca.
Ed il resto dell’universitá, CNR etc?? Si possono anche buttare via, il fatto é che sono diventati brutti e vecchi, non vale la pena salvarli nè tanto meno finanziarli.
E’ piú semplice investire nel nuovo che cercare di recuperare quello che c’é di buono nel vecchio.
Ed il mondo accademico che fa? Qualcuno protesta, la Cattaneo si é sentita sui giornali e ne sono contento. Ma gli altri? É stata organizzata una protesta contro il VQR (stopvqr)  che personalmente trovo proprio stupida.  Giá una buona parte dell’opinione pubblica vede ricercatori e professori come fannulloni e loro per protestare che fanno? Decidono di boicottare la valutazione della ricerca, proprio una bella mossa.
Non voglio fare grandi lodi alla Francia, ma almeno qui il movimento Science en Marche e’ riuscito a mobilizzare molte persone nelle piazze e poi in una lunga marcia fino a Parigi per chiedere piu’ finanziamenti, meno precariato etc..
Mi piacerebbe vedere qualcosa di simile in Italia.

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