Due parole sui concorsi universitari (Italia vs USA)

Posted on gennaio 30, 2014 di

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under a pile of papersOggi vorrei fare un confronto tra i diversi sistemi con i quali si selezionano i postdocs in Italia e negli USA (ma un discorso simile vale anche per le posizioni tenure-track, in Italia note come RTDB). Per chi non lo sapesse, i postdocs sono ricercatori con contratti temporanei che svolgono la propria ricerca sotto la supervisione di un docente. Quello che scrivo si basa sulla mia esperienza diretta. Nel corso degli anni ho fatto diverse domande di lavoro nelle universita’ USA ed ho svolto li’ i miei ultimi due postdocs. In piu’ attualmente sono un “RTDB” (equivalente a “assistant professor“) ed ho di recente bandito un concorso per assumere un postdoc qui in Italia. Io lavoro nel campo dell’astrofisica e fisica teorica, ma penso che lo stesso discorso valga anche in altri campi.

Cominciamo dagli USA: quando un docente ha dei soldi per assumere un collaboratore (postdoc) per un certo numero di anni (di solito da uno a tre nel mio campo) mette un annuncio online (ad esempio su AAS Job Register o hyperspace) con la descrizione del posto e del profilo richiesto. In maniera del tutto simile a quello che farebbe un’azienda privata. I candidati interessati a fare domanda per quel posto mandano una semplice email al docente con allegati in pdf curriculum vitae, lista delle pubblicazioni, ed un breve programma di ricerca (“research statement”). Di solito ai candidati e’ anche chiesto di far pervenire tre (o piu’) lettere di referenza da persone che siano familiari con il loro lavoro. Una volta passata la scadenza per fare domanda, il docente da un’occhiata a tutto il materiale che gli e’ arrivato e sulla base di questo decide chi sia il candidato per lui migliore e gli offre il posto.

Come funziona in Italia: quando un docente ha dei soldi per assumere un postdoc (“assegno di ricerca“) la prima cosa che deve fare e’ far redigere un bando di alcune pagine scritto in termini legali con riferimento a leggi e normative particolari. Il bando viene poi pubblicato sulla pagina dell’universita’ (in Italiano ed Inglese) e sul sito del MIUR. Se il docente e’ particolarmente intelligente lo postera’ anche su altri siti piu’ conosciuti all’estero (hyperspace nel mio campo ad esempio) usando il piu’ possibile un linguaggio semplice e senza riferimenti a leggi e commi che nessuno capisce. I candidati che vogliono fare domanda NON possono mandare una semplice email come si fa negli USA. In Italia infatti abbiamo deciso che le email sono un mezzo di comunicazione troppo semplice da usare ed abbiamo quindi introdotto la Posta Elettronica Certificata (PEC) che ovviamente nessuno all’estero (e a volte anche in Italia) sa  cosa sia. Ovviamente i candidati che non hanno un indirizzo PEC (cioe’ tutti) non devono disperare. Possono sempre mandare il loro materiale via “raccomandata con ricevuta di ritorno”, corriere espresso, o fax (nel 2014?!?). In cosa consiste il materiale che devono inviare? La cosa piu’ importante nel fare domanda di lavoro in Italia non e’ il CV o il programma di ricerca, la cosa fondamentale e’ un modulo di diverse pagine scritte in burocratese da compilare con attenzione. Il modulo va inviato (via fax o posta raccomandata) insieme ad una copia del proprio passaporto od altro documento di identita’. Insieme a quello i candidati devono inviare il proprio CV ed elenco di pubblicazioni, che pero’ vanno datati e firmati (troppo semplice altrimenti). A questi poi si aggiunge anche il programma di ricerca. Se il docente vuole (la legge non lo richiede) puo’ anche invitare i candidati a mandare lettere di referenza (e solo queste, per fortuna, possono essere mandate via semplice email direttamente al docente). Un candidato che sbagliasse a seguire queste regole non verrebbe ammesso alla selezione (questo succede spesso, ad esempio un candidato non sa cosa e’ la PEC ed usa l’indirizzo email della sua universita’, tipo nome.cognome@harvard.edu, e questo lo squalifica). Una volta passata la scadenza per la presentazione delle domande, si deve riunire la commissione del concorso composta dal docente che ha i fondi e da altri due docenti del dipartimento (che magari non hanno nulla a che vedere col progetto di ricerca). Questo per garantire l’imparzialita’ della selezione (ma se io sto scegliendo un mio collaboratore da pagare con i miei fondi, saro’ libero di scegliere chi preferisco io?!?). La commissione si riunisce, valuta tutti i documenti e redige un verbale con la classifica. Una volta che il verbale e’ approvato, il candidato al primo posto riceve l’offerta di lavoro.

Per chi e’ sopravvissuto fino a qui vorrei concludere con alcune osservazioni finali. In primo luogo non c’e’ nessun motivo logico per cui i postdocs in Italia non possano essere assunti nello stesso modo che si usa negli USA (ma anche in Germania ed altre nazioni). Il docente titolare dei fondi e’ sia negli USA che in Italia responsabile della loro gestione. Se assume un incompetente, ne paga le conseguenze perche’ avra’ grosse difficolta’ a farsi assegnare fondi in futuro. In piu’ tutte queste regole burocratiche in Italia sono state aggiunte con l’idea che maggiore e’ il numero di regole maggiore e’ l’onesta’ di chi assume. Peccato che chi volesse assumere amici  le regole le puo’ facilmente aggirare (anche se nel mio campo non conosco nessuno in Italia che abbia assunto amici), mentre le persone oneste si trovano ad essere sepolte sotto regole assurde che danneggiano la meritocrazia. La difficolta’ nel presentare domanda per i concorsi in Italia causa infatti l’esclusione a volte di candidati bravi o perche’ rinunciano a fare domanda (perche’ se stai mandando 20 domande di lavoro non puoi perdere una settimana a capire come farne una per l’Italia) o perche’ sbagliano a compilare o a sottomettere correttamente tutto il materiale (esempio sopra, realmente successo ad una collega, di un candidato che ha usato l’indirizzo email dell’universita USA dove lavorava e quindi squalificato in quanto non ha usato un indirizzo PEC, che fuori dall’Italia non esiste…). Per cui mentre negli USA la selezione si basa al 100% sul curriculum scientifico, in Italia la burocrazia gioca una parte non indifferente. In un documento presentato dalla CRUI di recente al ministro Carrozza si richiede anche di “semplificare drasticamente gli adempimenti relativi alle procedure concorsuali”. Si spera che qualcuno ascolti questa richiesta.

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