ordine professionale dei fisici, un tentativo

•Agosto 19, 2008 • Nessun Commento

Elisabetta aveva scritto qualche mese fa delle proposte inerenti un ordine professionale dei fisici. Riporto, perchè trovo sia interessante per tutti, il commento di Daniele circa la possibilità di cambiare, se i chimici saranno favorevoli, l’ordine dei chimici nell’ “Ordine dei chimici e dei fisici”, grazie ad un gruppo di lavoro della SIF.

Facendo seguito ad azioni precedentemente intraprese, la Società Italiana di Fisica (SIF) ha costituito un “Gruppo di Lavoro per la Professione Fisico” con rappresentanti dell’Associazione Italiana di Fisica Medica (AIFM), dell’Associazione Geofisica Italiana (AGI), dell’Associazione Italiana di Archeometria (AIAr), della Società Chimica Italiana (SCI), del Consiglio Universitario Nazionale (CUN), del settore Fisica e Industria, nonché della SIF stessa.
Nella prima riunione del Gruppo di Lavoro dell’11 Giugno 2008, a Bologna, sono emersi alcuni punti essenziali:
- la volontà a perseguire la strada di un “ordine professionale” (dotato di “albo professionale” rispetto a quella di una semplice “associazione professionale”: ciò non va interpretato come un rifiuto a priori nei confronti dell’associazione che tuttavia può solo costituire una soluzione di ripiego, poiché di per sé riduttiva nei confronti del peso e del valore della professione del fisico;
- l’attuale inesistenza, come già in passato, di condizioni concrete per la creazione di un nuovo ordine professionale per i soli fisici, malgrado le loro numerosissime e validissime competenze in una logica di interesse collettivo;
- l’esistenza invece di nuovi presupposti per un ingresso paritetico dei fisici in un ordine professionale già consolidato, quale quello dei chimici. Sulla base delle indubbie affinità per tradizione e complementarità tra la figura professionale del fisico e quella del chimico, tale “ordine dei chimici” potrebbe di fatto trasformarsi in un “ordine dei chimici e dei fisici”, anche in vista di una generale riorganizzazione degli ordini che aggreghi in futuro tutte le professioni scientifiche.
Quest’ultimo punto è attualmente al vaglio dell’ordine professionale dei chimici – il Consiglio Nazionale dei Chimici (CNC) – che dovrà esprimersi a breve termine. In caso di parere favorevole, la proposta sarà portata in discussione all’assemblea dei soci della SIF durante il XCIV CONGRESSO NAZIONALE DELLA SOCIETA’ ITALIANA DI FISICA, che si terrà Genova dal 22 al 27 Settembre 2008.
In previsione della stesura di una proposta di ampliamento dell’ordine dei chimici ai fisici, il Gruppo di Lavoro ha prodotto una prima lista facendo riferimento alle specifiche competenze dei fisici, che dovrebbero poi diventare i diversi settori professionali:
- Fisico dell’energia
- Fisico dei beni culturali
- Fisico dell’ambiente e del territorio
- Fisico medico
- Fisico delle tecnologie dell’informazione
- Fisico dei materiali e delle applicazioni industriali
- Fisico della radioprotezione e degli acceleratori di particelle
- Fisico della sicurezza, degli standard e della prevenzione.

identikit di un biofisico

•Agosto 5, 2008 • 1 Commento

Sebbene ognuno dei partecipanti a questo blog sia un fisico, ci distingue una manciata di esami del corso di laurea, che identificano un particolare indirizzo. Si va dai classici fisici delle particelle nucleari e subnucleari -quelli che in gergo chiamiamo particellari -, dagli altrettanto classici astrofisici e fisici teorici, sino ai fisici che studiano la materia, ai biofisici, ai fisici elettronici, ai fisici sanitari e ai geofisici. Ci sono inoltre coloro che si specializzano nella storia e nella didattica della fisica, incentrando il loro interesse soprattutto nella divulgazione della materia. Siccome abbiamo un’ampia rappresentanza dei vari settori, lascio a chi di dovere il compito di descrivere il proprio campo d’interesse.
Personalmente mi sono interessata, a cominciare dalla parte finale del corso di laurea in fisica, proseguendo con la tesi, il dottorato di ricerca ed il postdoc, prevalentemente alla biofisica. I passi della mia ricerca ed i dettagli potete trovarli qui. In generale, ritengo che un biofisico sia fondamentalmente uno scienziato che ambisce a studiare materiale biologico tramite tecniche ed approcci tipici di colui che ha studiato la fisica. Vale a dire che se un biofisico ad esempio pensa di studiare una proteina, le prime domande che si fa sono: quanto è grande? che struttura ha? che tipo di dinamica assume? in che situazione ambientale -temperatura, pressione, solvente, pH, forza ionica, etc.- funziona? Qual è la sua stabilità in termini chimico-fisici? D’altra parte probabilmente la prima domanda che si farebbe un biologo è: a cosa serve questa proteina? In quali cicli vitali è coinvolta? Se poi convocassimo anche un medico, questi si chiederebbe: questa proteina è coinvolta in un processo patologico?
Il biofisico spesso è colui che cerca di conciliare la diversità degli approcci, provvedendo alla ricerca di soluzioni innovative, basate su tecniche e conoscenze fisiche, a partire dalle domande sorte dal biologo e/o dal medico. Non c’è un metodo biofisico ideale, ma la parola chiave della biofisica è “complementarità”, come suggerisce Joseph Zaccai -probabilmente uno dei più saggi biofisici europei- nel suo recente libro sui metodi della biofisica molecolare.
Resta ora la domanda più curiosa: perchè un fisico decide di diventare un biofisico? Credo che ogni biofisico darebbe una risposta diversa, da “la materia non vivente è fredda, quella biologica più stimolante” a “c’è un bisogno essenziale delle tecniche fisiche per studiare la biologia e per proporre nuove spiegazioni e cure alle malattie odierne”. C’è poi chi arriva a giustificare l’interesse per la biofisica quale “via d’accesso all’immortalità” o, più spartanamente e forse onestamente, quale “disciplina in promettente crescita e dunque ricettiva di finanziamenti”. Di questi tempi, in questi luoghi, lo spirito del biofisico è però più facilmente pervaso da altre motivazioni…tutt’altro che volte a rosee prospettive economiche!

Storie dalle Ssis

•Luglio 17, 2008 • 4 Commenti

Chiara
è un ragazza tenace di Santa Maria Capua Vetere laureata in biotecnologie e con un master in genomica decide nel 2006 di mettere le sue conoscenze a disposizione degli altri, si iscrive alla Ssis Campania nella classe di scienze naturali. Ha appena terminato il primo anno, ma per lei alla fine del biennio non ci sarà nessuna graduatoria per l’ammissione in ruolo perché il bando nazionale esclude i sissini del nono ciclo. Ora si è inscritta alla Anief (Associazione ed educatori in  formazione) e gestisce un forum http://ixciclo.forumgratis.org/. Per creare una mobilitazione intorno al problema.

Antonella
si è laureata in lingue nel ‘94 e pensava che insegnare fosse un passo scontanto, bastava fare qualche supplenza, entrare in graduatoria fino ad una assunzione a tempo indeterminato. Nel 2001 si inscrive alla Ssis convinta che alla fine avrebbe ottenuto un posto alla fine dei due anni. Ma a distanza di anni è quarantesima in lista e la sua posizione lavorativa è “supplenza fino al termine dell’attività”, praticamente occupa una cattedra libera, ma non la assumono perché preferiscono licenziarla a fine scuola così non le pagano l’estate.

Orazio
aveva chiesto il part-time nella sua azienda per poter frequentare la Ssis e potersi poi dedicar e all’insegnamento. Il problema è che la Ssis fa corsi garantendo dei posti che sono previsti a livello regionale, però poi uno può iscriversi alle graduatorie provinciali di una regione a scelta e così si creano esuberi solo in alcune provincie. Lui ha davanti più di 30 persone, tornerà al lavoro full-time.

Queste sono tre storie riportate oggi dal “Il Sole 24 Ore” a pagine 23.

Un saluto a tutti

Decreto 112 e questo vi basti

•Luglio 11, 2008 • 6 Commenti

Come ben sanno i lettori, gli autori di questo blog hanno una “locazione politica” piuttosto varia, e saremmo tutti ben pronti a plaudire a buoni provvedimenti per il mondo dell’università e della ricerca, indistintamente dal colore politico che li contraddistinguono. Siamo stati contenti dell’aumento dei salari per i dottorandi, operato del Ministro Gelmini, ma non abbiamo fatto in tempo ad esultare, che ecco il decreto 112, di cui alcuni punti ci sembrano preoccupanti, se non insensati. Se volete protestare a riguardo, potete sottoscrivere questa petizione . La Prof.ssa Valeria Militello ha fatto una girare una mail semplificativa ed importante a tal riguardo, di cui riportiamo qualche stralcio. Voglio sottolineare che apprezziamo molto che ci sia personale strutturato che si occupi di dare una possibilità di futuro ai giovani che vogliono intrapredere una carriera nell’università.

Il gruppo del PD della commissione Cultura (del quale fa parte
Alessandra Siragusa) insieme al gruppo PD della commissione Bilancio ha
presentato degli emendamenti per richiedere le soppressioni degli articoli del DL 112 che riguardano
l’Università e cioè art 16, comma 13 dell’art 66 e art 69.
C’è da ridiscutere l’emendamento all’art 69 che non riguarda solo noi ma
anche altre categorie come quella dei magistrati. In particolare è stato
presentato un emendamento all’art. 69 che lascia gli scatti biennali ma
toglie l’automatismo ed inserisce verifiche biennali. Adesso sta a noi fare un bel pò di rumore, dichiarando lo stato di
agitazione, perchè il pericolo è che, se non facciamo nulla, la settimana
prossima in aula potrebbero anche chiedere il voto di fiducia e addio
emendamenti e speranze di cambiamenti.

I magistrati promuovendo lo stato di agitazione sono riusciti a far
rivedere la sospensione dei processi. Ora tocca a noi, dobbiamo farci
sentire con immediate forme di protesta. La posta in gioco è alta:
1) blocco del turnover, perchè il 20 % dei pensionamenti significa questo,
con gravi perdite dei giovani e delle loro speranze, ma anche con perdita
delle progressioni di carriera.
2) riduzione drastica dell’FFO nei prossimi 5 anni.
3) ristrutturazione non obbligatoria dell’Ateneo in fondazione. Ma chi non
sceglie questa via, che destino avrà? Immagino che avrà sempre meno fondi,
rimarrà un Ateneo didattico (anche perchè tutti i fondi di ricerca andranno
fondamentalmente (come previsto nel DL) all’IIT).
4) diminuizione progressiva dello stipendio già misero e delle future pensioni.
Nel documento che ho inviato ieri alla commissione parlamentare c’erano le
seguenti motivazioni:
Si chiede la soppressione dell’intero art 16, del comma 13 dell’art 66 e
dell’intero art 69, con le seguenti motivazioni:
art 16:
la trasformazione degli atenei in fondazioni private raffigura un
cambiamento strutturale così radicale che non può essere determinato con un
decreto avente carattere d’urgenza. Un tale cambiamento necessita di un
maggiore approfondimento e di un’ampia discussione e condivisione anche in
considerazione del fatto che al Sud gli Atenei verrebbero fortemente
penalizzati per l’assenza di istituzioni, enti o imprese disposte ad
appoggiare e finanziare un tale cambiamento.
Comma 13 dell’art. 66:
mentre si assicurano (art 17) ulteriori eccellenti finanziamenti per il
centro d’eccellenza IIT di Genova (è scandaloso che il Ministero
dell’Economia continui a iperfinanziare una struttura presieduta dal suo
stesso Direttore generale), alle Universita’ invece si riducono
drasticamente i finanziamenti e si contengono pesantemente il reclutamento
e le promozioni. E infatti agli Atenei si riduce il fondo di finanziamento
ordinario, che subisce un taglio di 500 milioni di euro in tre anni, e si
limita il turn over prevedendo assunzioni nel limite del 20% dei
pensionamenti per il triennio 2009-2011 e del 50% a partire dal
2012. Questo drastico taglio delle risorse dell’FFO mette a rischio le
scelte didattiche e di ricerca legati alla revisione in atto degli
ordinamenti didattici in applicazione del DM 270/2004. Inoltre, insieme
alla limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato al 20%
del turn over, questo provvedimento avrà come vittime i giovani ricercatori
che vedranno ridotte le possibilità di ingresso nel sistema universitario
con grave danno alla funzionalità scientifica e didattica degli Atenei.
Emerge chiaramente in questo provvedimento il progressivo e irreversibile
disimpegno dello Stato come finanziatore del sistema universitario nazionale.
art. 69:
risulta inconcepibile che per risparmiare si tocchino gli scatti biennali
dei docenti universitari che hanno già le più basse retribuzioni europee e
mondiali. Inoltre ancora una volta sarebbero i giovani appena entrati che
ne risentirebbero di più non solo per una netta diminuzione dello stipendio
negli anni ma anche delle pensioni future. Il ‘prelievo’ inoltre viene
incamerato dallo Stato (comma 2) con chissà quale utilizzazione.
In generale, il testo degli articoli sotto riportati riguardanti
l’Università nel DL 112 non può essere accettato e va profondamente rivisto
perché sradica l’autonomia del sistema universitario. E’ un vero e
proprio attacco al sistema pubblico statale e ai docenti.
La nostra università deve essere orgogliosamente pubblica e deve godere di
quella autonomia responsabile che non risponda agli interessi dei singoli
o di gruppi eccellenti ma agli
interessi dell’intera comunità: perchè l’Università deve essere statale,
democratica, autonoma, di massa e di qualità.
Come sostiene la CRUI “Il nostro sistema universitario è già largamente
sottofinanziato rispetto agli standard europei. Ci viene chiesto di sommare
l’aumento inevitabile delle spese obbligatorie ai tagli
che vengono ora previsti in crescita per cinque anni. L’università non
reggerà l’impatto.”
Non si concepisce infine come mai il Ministero dell’Economia si sia
appropriato di tali argomenti di competenza del Ministero per
l’Universita’ e la Ricerca dando l’impressione di un vero e proprio
commissariamento dell’Universita’ da parte degli economisti del Ministero
dell’Economia e dei loro interlocutori accademici e imprenditoriali.

Se siete arrivati a leggere sin qui…dateci una mano, oggi occorre protestare per il nostro futuro!

Perché io valgo

•Giugno 17, 2008 • 10 Commenti

Ci sarebbe da parlare di cose serie, tipo la nuova Guida all’Università, la proposta da parte dei ricercatori precari di una nuova modalità di reclutamento o delle recenti affermazioni del neoministro Maria Stella Gelmini. Invece tornando dalla solita giornata lavorativa quello che dispettosamente e ironicamente risuona nella mia mente è il capriccioso ed insulso slogan di una vecchia pubblicità, quel “Perché io valgo” abbinato alla commercializzazione di uno shampoo.

Perché io valgo, oppure no?! Questa domanda se la pongono prima o poi –quasi- tutti, ma ritengo che un ricercatore, soprattutto un -bravo- ricercatore precario, se la ponga davvero parecchio spesso. Magari mi sbaglio, magari sono solo io che mi pongo sempre questa domanda, e allora sarete voi lettori a confutarmi. Io mi chiedo costantemente se davvero valgo qualcosa come potenziale ricercatore, se quello che leggo, studio, sperimento, cerco di descrivere e di riportare al mondo scientifico, abbia davvero una valenza significativa. Insomma mi chiedo se il mondo scientifico possa placidamente fare a meno del mio contributo, tanto che il mio Paese lo riconosce davvero minimo, a quanto intuisco basandomi su come lo retribuisce. Però non mi limito mai a valutare qualcuno in base al proprio reddito, figurarsi se riesco a farlo per il mio merito. Allora provo a volgere lo sguardo su dati oggettivi: tempo impiegato a laurearmi, valutazione di laurea, dottorato, pubblicazioni, comunicazioni a convegni. Potrei dirmi mediamente soddisfatta, mi sono laureata con 110, ho concluso il dottorato di ricerca a 28 anni, ho fatto ricerca su tematiche anche molto diverse. D’altra parte ho un numero basso di pubblicazioni confrontato ai miei colleghi, con la magra soddisfazione di aver contribuito in ampissima parte ad ognuna di queste (quando ascolto chi mi dice –Il prof. mi ha messo il nome anche in questo articolo…nemmeno lo sapevo!- sono colta da inspiegabile sensazione di nausea…). Quindi dal punto di vista oggettivo dei titoli mi risulta ancora difficile dichiarare soddisfatta che io valgo. L’inesorabile passo successivo è procedere all’autovalutazione tramite giudizio altrui. Questo è davvero il passo cruciale, perché per un ricercatore precario la cui esistenza è presidiata da sfighe quotidiane –non ci sono i soldi per i campioni, per andare a quel convegno, per abbonarsi a quella rivista- e cosmiche –tutti i referee sembrano odiarti, i contratti iniziano sempre con 4 mesi di ritardo rispetto alla data “prevista”- la vita all’interno del laboratorio e del gruppo di ricerca è ciò che motiva di più l’entusiasmo/avvilimento nella valutazione delle proprie prospettive. Allora considerando che sono stata recentemente accusata via mail da un dottorando collega di portare avanti i miei meriti solo denigrando gli altri e che i miei superiori non sono soliti gratificarmi (nemmeno denigrarmi per la verità), potrei facilmente concludere che se non valgo proprio un bel niente, allora valgo comunque assai poco. D’altronde anche questa autovalutazione non è semplice, i colleghi possono sbeffeggiarti o elogiarti per motivi non inerenti al reale merito, così come i propri superiori possono gratificarti o meno semplicemente a seconda del carattere e del rapporto che vogliono mantenere con i propri sottoposti.
Pensandoci bene, sarebbero state diverse le possibilità che avrei potuto tentare. A parte la possibilità dell’insegnamento di matematica e fisica, avrei potuto studiare con passione filosofia, lettere, scienze politiche, diventare giornalista o fotoreporter. Avrei potuto continuare negli studi al conservatorio, in quelli della danza e magari specializzarmi nel tango argentino. Direbbe il mio amico Daniele Barettin “troppi talenti, ma troppo pochi”, suggerendomi che si può avere tanti talenti, ma non qualcuno così preminente da evidenziarsi ed ergersi notevolmente sopra gli altri. Valutare positivamente il proprio valore scientifico è secondo me essenziale per darsi il coraggio e l’entusiasmo per andare avanti nella ricerca. Ora non consolatemi girando a mio favore lo spot pubblicitario, ma confortatemi: anche voi vi chiedete così ossessivamente se “voi valete”?

PreCari

•Giugno 11, 2008 • 5 Commenti

Stasera l’Italia è incollata davanti alla TV a vedere la partita. Lo sarei anch’io se non fossi in un convento senza televisione.. Ma questa è un’altra storia.

Questo è un post informativo. Dovrei studiare le mie psicononsocosologie varie o un po’ di storia della fisica, ma stasera mi diverto di più a guardare, dentro le case illuminate, gente agitarsi davanti alla TV, a bere una birra in solitudine (siamo sempre in serata calcistica, no?) e ascoltare “The Hamburg boogaloo” di Bollani, in onore della città che ho scoperto grazie a Maria Grazia e a questo “lavoro straordinario”. E, soprattutto, non posso fare a meno di accendere il mio piccolo gioiellino, il mio pc. E siamo al cuore del post informativo. Il gioiellino, piccolo e dolce, l’ho comprato a soli 99 euro. Non si è diffusa abbastanza la voce, ma grazie alla finanziaria scorsa, tutte le persone che hanno stipulato contratti a progetto, che hanno assegni di ricerca (voce entrata in extremis nel provvedimento) hanno diritto a comprare qualsiasi pc con 200 euro di sconto.

http://www.eeepc.it/pagare-leee-pc-99-euro-grazie-al-contributo-governativo-si-puo/

Questo fino a Dicembre 2008. Basta andare in un centro che aderisca all’offerta (e quasi tutti i grandi magazine di elettronica lo fanno) presentare il contratto, codice fiscale ed è fatta. In un primo momento non erano stati inclusi pc senza lettore cd o altre limitanti caratteristiche. Ora invece si può comprare qualunque cosa, anche le ultime generazioni di notebook, che, appunto, arrivano a costare 299 euro.

Ecco perché il mio gioiellino splende ancora di più, poi per me che ho sempre amato il piccolo, “uchi” direbbero i giapponesi, è veramente il massimo.

Soprattutto, la missione di stasera, per quanto possa sembrare un misero ipocrita contentino per chi combatte ogni giorno con la precarietà, sebbene non sia proprio la detassazione a cui straordinariamente aspiriamo (ironico, meglio precisare, come il post di Grazia), è di invitare a spillare un po’ di questi soldi che hanno previsto per noi.

Diffondiamo il verbo. E che un piccolo, crepuscolare pc sia di buon augurio per tutti!

Occhio nero

Nucleare si o no?

•Maggio 29, 2008 • 16 Commenti

In un blog di fisici non poteva mancare questo post, e poi viste le polemiche che ha scatenato quello precedente, mi sembra d’obbligo.

Alloro io sono pienamente favorevole e quindi riporto qualche motivazione

1) “… Paghiamo di importazioni elettronucleari quanto basta per costruire, ogni anno, un reattore nucleare; uno scherzo che dura da vent’anni: in pratica, abbiamo pagato noi un terzo del parco elettronucleare francese…” F. Battaglia, vedi anche  PER RISPETTARE KYOTO SERVE IL NUCLEARE (anche se lui ogni tanto è un po’ esagerato)

2) solita frase, se scoppia una centrale nucleare in Francia non è che faccia molto differenza
visto che sono i nostri vicini, e poi metà delle centrali sono vicine al nostro confine!
Centrali dei vicini

3) Siamo grandi produttori di centrali nucleari: per chi non lo sapesse ENEL è proprietaria di varie centrali e continua a costruirne di nuove e poi abbiamo la Ansaldo Nucleare SpA che produce reattori in giro per il mondo.

Certo voi mi direte c’è sempre il problema di dove mettere le centrali e di dove scaricare  le scorie, ma una volta ci siamo riusciti e quindi penso si possa fare nuovamente, basta la volontà.

Via con i commenti…

Detassatemi: faccio un lavoro straordinario

•Maggio 21, 2008 • 17 Commenti

Il governo Berlusconi vuole mantenere le promesse: niente ICI per la prima casa e detassazione degli straordinari, ad eccezione dei dipendenti statali. A dispetto dell’eccezione, vorrei fare un colpaccio e farmi detassare tutto, perchè faccio un lavoro straordinario.
Faccio un lavoro straordinario, perchè non timbro cartellini, non ho un orario minimo e non uno limite. Posso lavorare 1-2-4-8-16 ore al giorno. Posso lavorare in un’università, in un centro di ricerca, passeggiando sulla riva del mare ed elaborando una nuova teoria delle stringhe, esercitandomi in arrampicata e meditando un originale set-up sperimentale: faccio un lavoro straordinario. Posso lavorare la vigilia di Natale o a capodanno, durante i week-end ed in notturno, alla romantica luce di un sincrotrone: faccio un lavoro straordinario. Lavoro sotto contratto, cococo, cocopro, sotto assegno di ricerca, sotto borsa di studio…ma lavoro anche gratis, per piacere e passione, perchè non riesco a fare a meno di tenere a bada la mia curiosità, e ditemi se questo non è un lavoro straordinario. Vado a fare esperimenti in giro per il mondo, ma questo non è considerato straordinario, perchè la diaria per missioni in Italia (di 10 euro al giorno) non ce la passano più, la diaria di ben 20 euro che ci spetterebbe per missioni all’estero la segretaria non ce la vuole dare perchè “Sei già rimborsato dall’ente estero, vuoi pure la diaria?!”. Eppure pianificare un esperimento, preparare “a casa” i campioni da misurare, partire, effettuare le misure nel breve tempo che hai a disposizione lavorando anche 30 ore di seguito, ve lo assicuro…è un lavoro straordinario. Non ho ferie, ufficialmente. Posso farne per una settimana, dieci giorni, un mese, chissà. Tutto dipende dal mio datore di lavoro, il che è comunque straordinario. Posso ammalarmi, rimanere incinta e decidere di continuare a lavorare, oppure di smettere e farmi sospendere lo stipendio: non ditemi che questo è qualcosa di ordinario. Posso lavorare su un argomento su cui lavorano tanti altri gruppi sparsi per il mondo, e tenerli costantemente d’occhio tramite le loro pubblicazioni e comunicazioni a congressi. I miei competitori, così come i miei collaboratori, non sono dietro l’angolo, ma magari in un altro continente, ma è esattamente come se fossero al mio fianco perchè quello che conta è arrivare al risultato e pubblicarlo, non conquistarsi un certo mercato, in una certa zona del mondo. Questo non è straordinario?! Nel mio lavoro, non ho regole da infrangere. La costruzione di un modello, la sua verifica sperimentale, la sua conferma o il suo fallimento, sono processi che avvengono secondo logica e la logica ha le sue regole. Se poi scopro sperimentalmente che una regola, una legge teorica non è verificata, allora non s’è verificata “l’eccezione che conferma la regola”, ma è la regola a non essere universalmente valida, e quindi va cambiata. Insomma le regole si possono cambiare, ma non infrangere: non è un lavoro straordinario?

La Francia

•Maggio 17, 2008 • 10 Commenti

Salve a tutti
allora visto che dobbiamo un po’ conoscerci e parlare delle nostre esperienze mi sembra ora di cominciare.
Io comincio con raccontare la mia esperienza di quasi due anni di postdoc in Francia, a Lille, quello che mi è piaciuto e quello che non mi è piaciuto.

Lati positivi:

1) Posizioni Permanenti.
La cosa più bella della Francia per un fisico è il fatto che la Francia è lo stato in cui è più facile
ottenere una posizione permanente. Ogni anno vengono banditi un numero di posti da ricercatore
a vari livelli dal CNRS in differenti discipline. Il concorso consiste nel presentare un progetto, una presentazione di 15 minuti dove nella prima metà bisogna far vedere quello che si è fatto nel passato
e nella seconda il progetto proposto al CNRS. Il tutto può anche essere fatto in inglese, e l’application si fa online. E’ importante però avere un gruppo che sia interessato a noi e voglia prenderci, che è quello per cui applicheremo.
Ci sono poi molte altre possibilità come il CEA o le posizioni all’univerità il “Maitre de Conferences” dove però è richiesta un ottima conoscenza del francese ed le ore di insegnamento sono molte.

2) Qualità di Vita
La qualità della vita nel mondo della ricerca devo dire è molto più alta di quella che ho trovato altrove, in special modo perché la maggior parte della gente ha un posto fisso, e quindi sono molto più rilassati. Per esempio la Francia è il paese in cui i ricercatori hanno il maggior numero di figli, e si possono permettere l’acquisto di una casa molto prima che in altri paesi. Tutti effetti positivi dovuti alla maggiore stabilità.

Lati negativi

1) Qualità della Ricerca
Il lato più negativo nella ricerca in Francia è la sua bassa qualità. Il fatto che la maggior parte del personale che fa ricerca abbia un posto permanente conquistato anche senza grandi difficoltà ha creato dei risvolti negativi sulla ricerca. Infatti da una parte i ricercatori francesi hanno poca esperienza e spesso in un ambito ristretto visto che hanno al massimo fatto un postdoc di un anno o due. Capita spesso di vedere anche professori che continuino a lavorare su cose vecchie e dimenticate quasi da tutti solo perchè è l’unica cosa che hanno imparato. C’è poi da aggiungere che la scarsa pressione che viene effettuata sui giovani, ormai già sistemati anche a partire dai 28 anni, fa sì che la maggior parte non si sforzi molto per produrre risultati di grande qualità. Logicamente ci sono differenti eccezioni positive a questo discorso.
Negli ultimi anni comunque la situazioni sta molto migliorando visto l’entrata di molti ricercatori stranieri, ed il fatto che ad esempio il CNRS richieda almeno un postdoc all’estero per ottenere una posizione da ricercatore.

2) Pochi PostDocs
Questo non so se sia negativo o positivo comunque visto il fatto che buona parte dei soldi vengono spesi per posizioni permanenti il numero di postdocs position in Francia è più basso rispetto ai suoi vicini.

3) Nazionalismo alla Francese
Non poteva mancare un commento sul nazionalismo francese, non tanto perchè voglio proteggere il loro paese, la loro lingua e cultura, ma quanto per le ridicole conferenze interne che vengono realizzate in francese, in maniera direi un po’ provinciale.

Ordine professionale dei fisici

•Maggio 4, 2008 • 10 Commenti

Parlando di occupazione (o disoccupazione, o sotto-occupazione… fate un pò voi…) dei fisici, forse vi può interessare sapere che da qualche anno è in corso una proposta di Legge per l’istituzione dell’Ordine professionale dei fisici. Magari anche a voi in questi giorni è arrivata l’email che è arrivata a me oggi, o forse no. Comunque, essendo questo un blog di fisici è bene che se ne parli.

La storia ed i dettagli del Progetto possono essere consultati all’indirizzo: http://www.fisicamedica.org/aifm/professione/index.php?page=01_professione.

Personalmente non sono favorevole in generale agli Ordini professionali, ma dal momento che tutte le categorie li hanno, non vedo perchè non dobbiamo averlo noi. Ci sono molte discipline in cui ingegneri, architetti, chimici, geometri, periti industriali, agronomi e quant’altro possono esercitare la loro professione al contrario dei fisici in quanto privi di un Albo professionale, pur avendo competenze equivalenti se non superiori rispetto a queste altre categorie sull’argomento. Si parla per esempio di interventi di collaudo e verifica degli impianti tecnici e tecnologici, certificazione di prevenzione incendi, perizie e consulenze di vario tipo, ecc. Probabilmente una forte componente “Accademica” nella comunità dei fisici italiani ha portato in passato a “snobbare” l’istituzione di un Ordine Professionale, e quindi mentre tutte le altre categorie professionali tendono sempre più a difendersi ed a tutelarsi, la nostra categoria è sempre più svalutata… e i risultati si vedono! Io stessa ricordo di aver visto più di un professore universitario deridermi (se non guardarmi con aria disgustata) al solo nominare le parole “Esperto Qualificato”. Questo atteggiamento però si ritorce contro anche le stesse università, perchè diffondere l’idea che l’unico sbocco di lavoro per un fisico è o la ricerca o l’insegnamento è alla base del calo delle iscrizioni di questi ultimi anni.

Infine, vi riporto una parte del progetto di legge che mi ha fatto sorridere (meglio vederne il lato comico, sennò ci sarebbe da piangere!):

<< I non pochi laureati in fisica che svolgono quelle attività professionali di nuova tipologia, legate alla trasformazione della società industriale in “società delle conoscenze” di cui si è accennato sopra, quali il trasferimento di tecnologia, lo sviluppo di business da progetti di ricerca e brevetti, nonché la valutazione di tecnologie e di innovazione per investimenti e collaborazioni tra università e mondo industriale, si trovano in non poche difficoltà quando [...] devono indicare la propria attività lavorativa ai fini fiscali (studi di settore). Non potendo indicare la professione di fisico ed essendo costretti a scegliere in una lista di categorie lavorative (comprendente maghi, cartomanti, pranoterapeuti, gestori di lampade votive, allevatori di cavalli, e simili), se la devono cavare con l’indicazione: “Altri servizi di consulenza”. >>

A questo punto aspetto i vostri commenti!

Elisabetta